Fondazione Zoé
Le nuove modalità di relazione tra medico e paziente sono spesso presentate come il superamento del cosiddetto modello paternalistico in cui il medico si prendeva cura del paziente come fa un padre nei confronti di figli piccoli e ancora incapaci di comprendere cosa sia bene per loro.
prof. Giampaolo Azzoni
prof. Giampaolo Azzoni (Università di Pavia)Ora si ripete ovunque che il medico non deve comportarsi in modo paternalistico ma deve, invece, trattare il paziente come una persona adulta in grado di valutare cosa sia il suo bene e, persino, quali siano i mezzi più adeguati per conseguirlo. Da qui la centralità del consenso informato che solo legittimerebbe l’intervento sul corpo del paziente. E da qui anche l’uso sempre negativo del termine ‘paternalismo’ utilizzato per significare un’offesa alla dignità del malato.
Ma siamo sicuri che, in medicina, il paternalismo sia sempre così dannoso?

E, soprattutto, siamo sicuri che l’alternativa al paternalismo sia sempre praticabile?

Certamente una relazione tra medico e paziente improntata ad un dialogo trasparente e informato, in cui il medico valuta con il paziente le varie opzioni terapeutiche, e in cui il paziente concorda con il medico un piano di intervento, è l’ideale regolativo a cui tendere. Ma, purtroppo, sono molti i casi in cui questo ideale appare come una utopia irrealistica e anche pericolosa. Si pensi alle situazioni, peraltro in aumento, in cui il paziente (come un malato grave di Alzheimer) è incapace di dialogo con il medico, ma, più in generale, si pensi ai moltissimi casi in cui il paziente non può realmente comprendere la proposta del medico perché tecnicamente troppo complessa. Il rischio è che il paziente incapace di relazione autentica con il medico sia abbandonato ad un vuoto formalismo procedurale. Mentre invece un paternalismo, agito in scienza e coscienza, implica sempre un farsi carico del bene del paziente.
E del resto, se si abbandonasse completamente il paternalismo, non avrebbero senso buona parte delle norme sulla sicurezza (emanate per favorire comportamenti corretti nell’interesse dei destinatari), così come tutte le campagne sociali finalizzate a diffondere stili di vita coerenti con maggiori salute e benessere.

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