Fondazione Zoé

Alcune sentenze giudiziarie hanno riproposto il problema della medicina difensiva.

 

Distinguiamo, per chiarezza, una medicina difensiva attiva da una medicina difensiva passiva. La prima si verifica quando un medico prescrive un numero eccessivo di esami di laboratorio, radiologici o di altra natura e/o una serie di farmaci inutili o in eccesso, al solo scopo di tutelarsi sul piano medico-legale.
Anche il ricorso a pratiche diagnostiche o terapeutiche invasive e non giustificate fa parte di una medicina difensiva attiva.
La medicina difensiva passiva consiste, invece, nell’evitare qualsiasi procedura diagnostica o terapeutica utile al malato ma considerata rischiosa.  La conseguenza è la proposta di un percorso più tranquillo ma inefficace. Appartiene a questa definizione anche il ricorso al ricovero ospedaliero ingiustificato ed eccessivo da parte di certi medici che preferiscono non curare a domicilio, come sarebbe loro dovere, alcuni malati non gravi ma comunque impegnativi.
Per concludere: tutte queste procedure anomale, anche se non danneggiano il malato, sono sempre causa di un aumento difficilmente controllabile dei costi della sanità.
Devo dire che gli operatori sanitari, a vari livelli, hanno da tempo preso a cuore questo problema con iniziative che mirano da un lato alla tutela del personale medico e dall’altro alla sicurezza del paziente mediante la definizione, all’interno degli ospedali, di precisi percorsi diagnostici e terapeutici inerenti le varie patologie.
E’ stata inoltre istituita una commissione conciliativa regionale per la risoluzione di controversie extragiudiziarie per danni che comportano una responsabilità civile.
Per il contenzioso giudiziario, invece, l’ospedale protegge il medico con un’assicurazione che provvede alle spese legali sia per procedimenti civili che penali con l’esclusione per la colpa grave. Quest’ultima non prevede l’imperizia ma solo i casi di grave imprudenza e negligenza.
A livello territoriale stanno nascendo, per iniziativa dei vari ordini di medici, sportelli di conciliazione per la tutela dei medici di famiglia e odontoiatri.
Questi accolgono ed esaminano gratuitamente le denunce dei cittadini.
Tutte queste lodevoli iniziative non sembrano però sortire l’effetto desiderato che è quello di fare diminuire i casi di medicina difensiva.

Come mai, ci si chiede, nonostante questa tutela il medico continua a muoversi timoroso, in un clima di sospetto e di sfiducia, che sembra deteriorare sempre più quel rapporto fra medico e malato che, bene o male, aveva retto negli anni passati?

Il rapporto non regge più perché sono cambiati gli attori. Il medico ha preso coscienza dei propri limiti e, dopo un periodo di euforia, realizza di non essere in grado di curare e guarire tutte le malattie nonostante gli innegabili progressi della medicina. Il malato, d’altro canto, ha compreso di essere persona dotata di autonomia di giudizio al punto di non sottoporsi più supinamente al giudizio ed al volere del medico.
La pessima informazione mediatica che un giorno descrive ogni possibile inefficienza del servizio sanitario ed il giorno dopo descrive i medici come supereroi capaci di qualsiasi miracolo, contribuisce alla creazione di un ambiente nel quale l’incomprensione, il litigio o peggio il contenzioso giudiziario è sempre in agguato.
Se il medico fosse capace, ad ogni incontro col malato, di creare un’atmosfera di fiducia e collaborazione e, attraverso un’informazione precisa e corretta, delineare un percorso da effettuare insieme, vedremmo rapidamente crollare le cause medico-legali e di conseguenza i casi di medicina difensiva.
Creare un medico con questa capacità è il vero nodo da sciogliere perché prevede la presa in carico dello studente in medicina da parte di un corpo docente che, sin dall’inizio, sia in grado di insegnare in cosa consiste la vera arte dell’essere medico.
A tutt’oggi tutto questo non avviene.
 

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