Fondazione Zoé

Vorrei riflettere sulla figura e la funzione del farmacista, figura in fondo abbastanza strana.

Non voglio entrare nello specifico dei provvedimenti del governo Monti in merito, tanto più che i contorno come sempre sono ancora fumosi nonostante le polemiche prontamente attizzate dai giornali e dai media.
No, voglio cogliere l’occasione per riflettere sulla figura e la funzione del farmacista: una figura in fondo abbastanza strana. Nata come presidio per fronteggiare più prontamente le epidemie e come artigiano-chimico preparatore di farmaci “ad hoc”, già a fine ottocento era una delle figure di riferimento sociale, un “notabile” cui la comunità guarda attendendosi indicazioni e protezione così come fa con il sindaco, il medico, il capitano di guarnigione.
Oggi può incarnare l’esigenza forte di una sanità “di quartiere”: ancora una volta presidio medico capace di ascoltare, consigliare, indicare luoghi e professionalità in grado di supportare i bisogni di cura delle persone. E’ ancora e forse più che mai un assistente sociale, uno dei pochi che ascolta gli anziani e le mamme al primo figlio.
Un ruolo nobile e rilevante, carico di potenziale civile ed affettivo, oltre che di competenza.
Ma è pur vero che oggi la farmacia è anche un negozio, una piccola impresa, una sorta di notariato ereditario: una impresa a basso rischio, senza magazzino, scarsamente soggetta a competizione, e in cui è possibile che la tentazione del denaro spinga a usare il prestigio e la fiducia per piazzare prodotti a più largo margine di guadagno… Come sempre le professioni ad alto coinvolgimento civile emotivo e professionale possono dare tanto ma anche slittare  verso il terreno scivoloso dell’approfittare, magari solo un poco, di questo credito.
Solo i farmacisti possono dimostrarsi capaci di iniziative e verifiche su questo punto: se lo faranno, se dimostreranno che i loro guadagni non sono sproporzionati e che fanno tutto il possibile per formare e garantire un’etica professionale, continueranno a godere della positiva immagine che hanno guadagnato.
Ma sono tempi in cui l’esercizio del sospetto cresce e legittimamente impone le sue regole: non si può vivere di rendita, tanto meno di rendita di fiducia.

 

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