Fondazione Zoé

 

Ci raccontiamo agli altri per dire qualcosa di noi, del nostro passato ma anche delle nostre aspettative future.
In un’epoca in cui la medicina ha raggiunto straordinari traguardi nello sviluppo tecnologico si è sentita l’esigenza di recuperare il rapporto medico-paziente, dove la narrazione della patologia del paziente al medico è considerata al pari dei segni e dei sintomi clinici della malattia stessa. Questa medicina narrativa (NBM, Narrative Based Medicine) si riferisce non solo al vissuto del paziente ma anche a quello del medico e alla loro relazione.
Importante è promuovere lo sviluppo della capacità narrativa in chi soffre, ma anche in chi lavora giornalmente con tale sofferenza, favorendo il reciproco ascolto. Quando il paziente racconta al medico la storia della propria malattia, descrive in modo vero e completo il suo malessere. A fianco del medico, il farmacista assume un ruolo fondamentale e si pone per il paziente una persona di riferimento, grazie alla sua autorevolezza e professionalità. Il rapporto farmacista paziente ha una particolarità perché si concentra su un bene concreto quale il farmaco. Inoltre è molto diverso l’ambiente in cui il farmacista incontra il suo paziente. In farmacia entrano clienti abituali, ma anche occasionali di età e cultura diversa che possono chiedere consigli personali, ma anche per altri.
Il farmacista si trova spesso a gestire rapporto complesso e delicato:  una difficoltà diffusa e quotidiana, dispersa in molteplici piccoli episodi ripetuti; non ci sono filtri fra il paziente e il farmacista, non serve un appuntamento.   Le narrazioni del farmacista parlano della difficoltà di “fare” il farmacista, non di singole esperienze. Un ruolo professionale non univoco, ma ripartito in una pluralità di aree, che il farmacista deve padroneggiare: l’area sanitaria, educativa-relazionale e imprenditoriale.  Ognuna di queste richiede una sintesi complessa fra elementi diversi. Nell’area sanitaria è centrale il contrasto fra la tutela della salute del paziente rispetto a dei vincoli burocratici; nell’area counselling  l’obbiettivo – peraltro fonte di gratificazione professionale – è quello di educare il paziente alla prevenzione e alla promozione della salute e si può creare una contrapposizione con altre figure sanitarie.  Le competenze in quest’area  vengono acquisite attraverso l’esperienza e non attraverso precisi percorsi curriculari o di aggiornamento continuo. L’attenzione agli aspetti imprenditoriali vede un contrasto fra l’obbiettivo economico dell’impresa “farmacia” e la necessità di mantenere un rapporto di fiducia col paziente.  L’integrazione di queste aree professionali sempre presenti, in qualche caso con interessi e tensioni divergenti, rappresenta la  vera sfida per il farmacista e richiede una riflessione sulla delicatezza della professione.
Sempre più in farmacia  è necessario aver  presente le nuove aspettative del pubblico rispetto alla terapia e il valore simbolico del farmaco: non solo come rimedio, ma anche come oggetto affettivo e compensatorio che in ogni caso ha una valenza commerciale. Per questo si impone con attenzione lo studio della relazione farmacista/paziente. Anche in farmacia il paziente/cliente mette in atto la narrazione di sintomi e perplessità nella terapia, porta richieste e interrogativi, in altre parole chiede al farmacista un intervento attento, preciso e consapevole nel suo malessere. Un compito importante e molto delicato per il farmacista che in genere si trova a gestire questa relazione in un ambiente affollato, con poco tempo a disposizione e senza conoscere a fondo la storia clinica del suo cliente.

Così si esprimono i farmacisti intervistati sulla loro esperienza al banco:

“Poi ci sono i rapporti umani con le persone che entrano, perché non è una boutique in cui la gente entra contenta di venire e spendere per comprare qualcosa di bello.”

“Chi entra può avere un carico di sofferenza… un susseguirsi molto veloce di persone diverse… il farmacista deve essere una persona versatile e con molta esperienza… “

“La difficoltà di lettura di una ricetta…la difficoltà di interagire con il medico…spesso accade che i farmaci acquistati servono per patologie importanti…”

“Mi ricordo tra i primi  clienti, una persona che mi ha riportato la bombola d’ ossigeno perché era morto il parente…a me è venuto da piangere… “

“Nel caso dei pazienti terminali si sta male, è un lavoro difficile, e che chi non lo fa, non si rende conto fino a che punto sia pesante. Perché poi vedi le famiglie, vedi tutte le storie… Specialmente se entri in una realtà come la nostra di paese, cioè di  clientela abituale e non di passaggio. Quindi ci si conosce…”

“Noi ci troviamo con le emergenze, nell’impossibilità di dare farmaci senza ricetta con la guardia medica che non risponde o che non visita o non c’è più. Questa è un’altra difficoltà abbastanza seria… che fai? Cerchi di risolvere il problema piàù in fretta possibile o segui la legge alla lettera? Non abbiamo la possibilità materiale di risolvere alcune situazioni”

“Arriva la mamma e dice di aver usato senza successo diverse creme, oppure: ‘sono andato in un’altra farmacia, mi han detto questo .. oppure ancora .. il medico mi dice questa cosa, lo specialista mi ha detto quest’altra cosa, tu come ti poni?”

“Alla fine la farmacia è un’azienda e come tutte le aziende deve far quadrare il bilancio.”

“Se io devo stare attento solo a un discorso economico, non farò più il farmacista, ma farò l’imprenditore”

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