Fondazione Zoé

Ancora una volta il festival della canzone di Sanremo ha centrato l’obiettivo reale…

…che non è certo quello di proporre il canto italiano ma quello di far discutere e alimentare il pettegolezzo che ci distrae dai veri problemi del Belpaese. Eppure in realtà e senza volerlo si potrebbe anche dire che Sanremo è ormai soprattutto una rilevazione sociale, una sorta di diagnosi drammatizzata dello stato della nazione. Capisco che detto così il lettore sarà perplesso, e vado subito a spiegarmi.

In estrema sintesi l’ultima sceneggiata sanremese ha fatto emergere tre “nuclei” che mi paiono superbamente adatti a descrivere la sindrome del nostro paese oggi.
Esagerato! Eppure, se ci pensiamo, cosa ci ha “dato” Sanremo 2012?
Per prima cosa ha vinto una canzone che ha come contenuto il vero dramma degli italiani oggi: la paura della perdita del lavoro, l’incertezza del futuro economico, l’angoscia dello slittamento nella emarginazione e nella povertà. Ebbene, un paese in queste circostanze dovrebbe agitarsi e manifestare, no? Invece noi facciamo vincere una canzonetta che trasforma un dramma reale in una storia a lieto fine (quella della ragazza che nasce dal nulla di “Amici” e che grazie a mamma tv ce la fa…).
In secondo luogo il festival ha messo in scena la bellezza femminile spingendosi fino al nude look e al voyeurismo farfallino: penoso tentativo di sconfiggere le ansie del presente reale con le fantasie erotiche che ci riportano alla certezza carnale, speranza di gioia quando altri mezzi non ci sono concessi…
E infine, ovviamente, Celentano. Che in un modo tra popolano ingenuo e furbesco fa irrompere un discorso morale (e quanto alto: la morte, la vita eterna, la missione cristiana, nientepopodimeno!) dentro un momento di evasione istituzionalizzato a rito nazionale…
Esorcizzazione dell’angoscia economica, appello alle fantasie erotiche consolatrici, rigurgito di senso di colpa per l’allontanamento dalla morale e forse consolazione suprema nel pensiero che comunque i valori sono “altri”: il tutto in guazzetto di pettegolezzo, finti litigi, schiamazzi e pettegolezzi infiniti, ma brevi.
Già, è già passato: ma il mix di contenuti e lo stile di Sanremo sono la radiografia della nostra malattia sociale. Scambiare le apparenze con la sostanza, essere voyeuristi e pettegolieri intanto che aspettiamo che qualcuno (!?) ci riporti in vita. Chissà se prima o poi ci renderemo conto che tocca solo a noi cercare di vivere la vita che ci è data.

 

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter