Fondazione Zoé
Magistralmente interpretato da un giovane Robert De Niro già all’apice della fama, il protagonista è un ragazzo che, reduce dalla guerra del Vietnam dove ha combattuto nei marines, si ritrova a New York senza più riuscire a “dormire la notte”. Ed è una notte cupa e tetra quella di New York City negli anni ’70, cristallizzata nella sequenza al rallentatore che apre il film, con un vecchio taxi giallo che attraversa di notte una strada illuminata dai neon, ancora umida di pioggia, attraversando i fumi sollevati dalla cucina di qualche bettola maleodorante.
Qual è il punto di partenza del percorso umano di Travis Bickle? Si tratta di un giovane dal passato normale, con alle spalle un’esperienza di guerra che lo ha segnato e che gli ha lasciato in eredità una personalità che fin da subito appare provata e già introdotto sulla via della asocialità. Travis vive in un monolocale disordinato e spoglio, passa le notti nei cinema porno di New York fino a quando non decide di fare di questa sua insonnia disturbante un punto di partenza per lavorare ed esplorare la città, con i suoi ghetti più oscuri. Si presenta ad un servizio di taxi e ottiene il posto di autista (il Taxi Driver del titolo) del turno di notte.
I suoi pensieri ci vengono raccontati dalla voce narrante esterna dello stesso Travis, che annota ogni novità sul suo diario personale. Partiamo ascoltando i suoi buoni propositi e la confessione di provare qualcosa per una ragazza che lavora nella campagna presidenziale del candidato Charles Palantine.
Il taxi diventa la sua nave personale grazie a cui attraversa il mare cupo ed ostile della metropoli durante le ore notturne, ore dove: “…gli animali più strani vengono fuori di notte: puttane, spacciatori, drogati…io vado dovunque. Porto la gente nel Queens, nel Bronx, a Manhattan. Per me non fa nessuna differenza”. Travis è un uomo alla deriva, che sta cercando uno scopo per la sua esistenza reietta e condannata all’anonimato. È in una condizione di fragilità psicologica assoluta, pronta ad andare in frantumi da un momento all’altro.
Lotta per avere un suo spazio nella società, una vita normale. L’ultima tappa di questo percorso è l’incontro con la ragazza, Betsy, una giovane arrivista ben inquadrata nell’alta borghesia newyorkese, impegnatissima nel sostenere la campagna del senatore Palantine per la Casa Bianca. Vincendo la sua timidezza, Travis la invita fuori per un cinema e riesce ad ottenere un appuntamento, ma rovina tutto perché i suoi modi di vedere la realtà sono ormai distorti e per lui passare la notte in un cinema porno è un modo come un altro di organizzare il primo appuntamento con Betsy. Lei, abituata ad un tenore di vita ben diverso e ad un ambiente socialmente più elevato, non ci mette molto a rendersi conto che quella coppia non può funzionare e sparisce dalla circolazione. Travis cerca di convincerla, ma è tutto inutile. Questo è l’ultimo gradino prima di scivolare nella follia.
Travis inizia a chiudersi in sé stesso e perfino l’appoggio del suo amico Wizard (Il “mago” del piccolo gruppo dei tassisti notturni che si radunano in un locale per un caffè, tra una chiamata e l’altra) non riesce a dargli una soluzione, ma solo a dirgli: “Vedi alla fine un uomo fa un lavoro, no? E alla fine diventa quel lavoro…non puoi scappare”. I mal di testa di Travis peggiorano, fino a quando il suo diario ci fornisce il racconto della svolta: “Adesso statemi a sentire tutti, brutti stronzi figli di puttana, io mi sono stancato…sono stancato…sono stancato…la solitudine mi ha rincorso ogni singolo giorno della mia vita. I giorni se ne vanno come una catena, sempre uguali, non cambia mai niente, fino a quando all’improvviso, ecco la rivelazione…”.
Il suo obiettivo diventa chiaro: ripulire la città dalla “spazzatura” umana che Travis ormai non riesce più a sopportare. Si sente un messia, un profeta con una missione sovrumana da compiere. Fa amicizia con la giovanissima prostituta Iris, sfruttata dal protettore Sport, e decide di uccidere Palantine, simbolo del qualunquismo borghese che lo ha relegato al ruolo di emarginato sociale. Travis cambia: diverso il suo aspetto, con il taglio di capelli da mohicano, diverso il suo atteggiamento, finalizzato a ricostruire quei “muscoli diventati flaccidi e rammolliti”. Compra delle armi da un trafficante e inizia ad esercitarsi al poligono per diventare un perfetto giustiziere, ruolo che assapora in un piccolo supermercato, assassinando un giovane rapinatore con la connivenza del titolare del negozio.

La sintesi della discesa nelle tenebre di Travis è il monologo di fronte allo specchio, il famoso “You talking to me?” (“Stai parlando con me?”) dove l’uomo si rivolge ad un immaginario interlocutore che lo insulta, minacciandolo con una delle sue pistole nascoste nella manica (“Stai attento a quello che fai…capito? Attento a quello che fai…”). Travis non ci sta più a giocare la parte della vittima, ora è lui il carnefice, il giustiziere armato che gli altri devono temere.
L’epilogo è nel sangue. Travis vuole liberare Iris dalla sua schiavitù di strada e la raggiunge in una notte dove lei, come sempre, si sta prostituendo in un alberghetto di periferia. Spot, il protettore che cerca di allontanare Travis, finisce ucciso dal tassista con due colpi di pistola nell’addome. Fine analoga per il proprietario dell’albergo e per il cliente di Iris, mentre Travis, esausto e colpito a sua volta da molteplici pallottole sparate dalle sue vittime, si accascia sul divano mentre giunge la polizia, quando ormai tutto è finito.
Travis cerca di uccidersi con un colpo alla tempia ma la pistola si inceppa. Allora di fronte ai poliziotti mima il gesto con la mano, simboleggiando la sua intenzione di suicidarsi, dopo aver compiuto la missione. Ma non andrà così. Travis, dopo un periodo passato in coma, si rimetterà e sui giornali verrà dipinto come un eroe. I genitori di Iris gli scriveranno una lettera di ringraziamento per aver salvato la loro bambina dal marciapiede. I colleghi del servizio Taxi lo chiameranno d’ora in poi “Il killer”, mostrandogli ammirazione. Nell’ultima scena perfino Betsy ricompare e sembra mostrare un ritorno d’interesse per il tassista solitario e disturbato che ha voluto farsi giustizia da solo. Ma Travis ormai non ne vuole più sapere. Ha accettato la sua solitudine come un fatto immodificabile. Lascia la sua vecchia fiamma di fronte a casa, nell’ultima corsa del suo taxi, prima dei titoli di coda.

L’esempio fornito da Taxi Driver ci permette di comprendere come il cinema possa aiutare nello studio delle teorie criminologiche, come la teoria della disorganizzazione sociale, portata in auge dalla scuola di Chicago e qui egregiamente rappresentata da una narrazione cinematografica impeccabile. L’uomo, in questo caso un giovane proveniente da una realtà rurale ma segnato già a monte da un episodio traumatico come la guerra del Vietnam, interagisce con la realtà urbana degradata in cui si viene a trovare e questa contribuisce in modo fondamentale nella genesi della sua distorta percezione della realtà. Così come sostenuto dalla Scuola di Chicago, l’impatto traumatico fra un essere umano dotato di un sistema di valori e un nuovo contesto sociale dove invece valgono altri tipi di valore, determina un disorientamento che può condurre al crimine.
Travis è un uomo di campagna che pensa ancora alla società in termini semplicistici (si rivolge alla giovane prostituta Iris dicendo: “Tu hai tredici anni santo Dio, dovresti pensare ai balli della scuola, a studiare, non a stare in questa fogna di marciapiede, te ne rendi conto?”). Per lui la società metropolitana, vista con gli occhi di un reduce del Vietnam messo ai margini e dimenticato dal suo contesto sociale (l’idea che i giovani soldati di ritorno dal Vietnam fossero dei ‘perdenti’ si sposa con una cultura americana votata all’esaltazione della vittoria e dell’orgoglio nazionale a tutti i costi), è un mondo pieno di spazzatura da smaltire. Non a caso, durante una corsa in taxi in cui si trova a portare Palantine ad un convegno, Travis si sbilancia rivelando il suo modo di vedere le cose: “Secondo me chi diventerà presidente dovrebbe per prima cosa ripulire questa città da tutta la feccia…cioè, delle volte il puzzo ti stringe alla gola e ti fa venire da vomitare, capisce cosa intendo? Ripulire le strade da tutta questo sudiciume: spacciatori, drogati e via dicendo”).
Perfino l’epilogo ha il sapore dell’assurdo: un uomo deviato e pronto ad usare la violenza viene eletto a paladino della giustizia da una società che lo aveva fino a quel momento ignorato ed emarginato. È il vero ossimoro di questo film, che lascia l’amaro in bocca in un finale dove nessuno vince. Travis rimane solo e in un angolo esattamente come prima. Betsy non trova il coraggio di riaprire la possibilità di stare con lui. Solo Iris, la giovane prostituta, sembra ottenere una forma di redenzione, ma al prezzo di uno spargimento di sangue efferato.
Scorsese sembra dirci che non c’è soluzione: questa società va presa a scatola chiusa, senza grandi vie d’uscita. Prendere o lasciare. Nel darci questa lettura della realtà moderna metropolitana, però, ci insegna a capire che cosa si intende per disorganizzazione sociale, quando si parla di criminogenesi dovuta al conflitto culturale. Resta solo da chiedersi (con un po’ di timore, forse) se la situazione oggi sia davvero molto diversa da quella dipinta in questo capolavoro del cinema. O se invece, forse, non ci troviamo di fronte alla possibilità che un Travis Bickle, assetato di giustizia macchiata di sangue, si nasconda tra le vie di una periferia, anche nelle nostre città.
 

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter

Ho letto ed accetto i termini della Privacy policy

Per offrirti una migliore esperienza di navigazione, per consentirti di interagire con i social network, per avere statistiche sull’uso dei nostri servizi da parte dell’utenza e per personalizzare i contenuti pubblicitari che ti inviamo, questo sito utilizza cookie anche di terze parti. Chiudendo questo banner o proseguendo nella navigazione cliccando al di fuori di esso acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di più e per modificare le tue preferenze sui cookie consulta la nostra Cookie Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi