Fondazione Zoé

Torniamo ora al nostro tema, l’etica, avanzando subito una esigenza strategica, per così dire.

Il fatto che si possieda oggi una tecnica della vita così sofisticata, esige assolutamente una sorta di contrappeso, cioè esige una buona etica della vita.
Se in futuro metteremo al mondo tanti bambini prodotti solo dalla tecnica della vita e senza badare a un’etica della vita, avremo molti disadattati e anche molti psicolabili in giro. Costoro ci chiederanno chi è mio padre, chi è mia madre e dunque chi sono io; e non sapremo dare loro una risposta decente. Potremo avere anche molti bambini disconosciuti. Così relazioni preziosissime e delicatissime come quelle fra genitori e figli rischieranno fortemente di restare compromesse e in alcuni casi completamente sconvolte.

Provate a seguire la storia di qualche bambino adottato e avrete la misura della richiesta umanissima e angosciosa della ricerca dell’identità. Ora pensate per un momento ad un bambino che si sappia addirittura programmato nel suo apparato genomico: volto, statura, assetto corporeo e forse anche carattere; tutte caratteristiche, poniamo, ingegneristicamente prodotte a tavolino. Non è fantascienza. La manipolazione genetica per gli umani è alle porte. Progettare un figlio come un qualsiasi altro prodotto ingegneristico sembra a breve possibile, cioè una volta che ci si sia completamente impadroniti della mappa del genoma umano e che si possa operare sui singoli geni a piacimento. Si parla in ambiente anglosassone di “designer babies”. Ma un grossa opportunità, intanto, sembra già la selezione genetica pre-impianto, soprattutto per escludere embrioni portatori di malattie ereditarie. Ma gli scopi terapeutici potrebbero facilmente diventare scopi miglioristici. L’eugenetica potrebbe persino suggerire forme di procreazione mirata a scopi utilitaristici. In altri termini, l’essere umano potrebbe diventare una sorta di macchina vivente, con una riedizione tecnologicamente aggiornata della stagione antica della schiavitù. Ciò che l’uomo finora ha fatto per soggiogare la natura, potrebbe ora farlo per soggiogare la vita umana: potrebbe tutta ricondurla al prodotto artificiale. Tutta o quasi.

Alcuni sono convinti del fatto che, una volta mappato il genoma, si possono programmare tante “migliorie” genetiche. Ma gli scienziati vanno avvertendo che le dinamiche secondo cui il genoma di fatto vive e promuove lo sviluppo dell’organismo non sono prevedibili e controllabili, almeno per ora. Quindi mettere al mondo una esistenza manipolata geneticamente rischia d’essere un’impresa votata al disastro. Ma non si può mettere altri a rischio. Semmai solo noi stessi. La nostra potenza sulla natura è, in realtà, molto limitata. Il rischio delle manipolazioni genetiche è altissimo. Con ogni probabilità, resterà tale, soprattutto perché le dinamiche dei geni non lavorano secondo causalità meccanica (determinismo). Il corpo è interno ad una causalità secondo libertà. La quale potrebbe essere contrastata drammaticamente e alterata da una artificialità che procede, a sua volta, da un’altra e antitetica causalità secondo libertà.
 

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