Fondazione Zoé

Riscoprire l’acqua calda non è necessariamente segno di scarso acume.


 

Negli utlimi mesi/anni per esempio assistiamo alla riscoperta di una “acqua calda” interessante, anche se davvero in questo caso i clamori che circondano questa riscoperta suscitano qualche involontario effetto comico. Alludo al tema della “felicità”, che dalla filosofia alla psicologia all’economia al marketing sta percorrendo discussioni e dibattiti e animando una discreta serie di pubblicazioni e tavole rotonde.

Pare, udite, che la felicità sia più importante del benessere materiale (!?) e che per esempio lavorare in condizioni di felicità maggiori migliori la produzione (un po’ come le mucche fanno più latte ascoltando Mozart? ). Al PIL come criterio di benessere di un paese dovrebbe subentrare un indice di “social happiness”, mentre il marketing già sta cercando di utilizzare la felicità come promessa per continuare a venderci oggetti largamente inutili (ma non è quello che ha sempre fatto?). 

E, naturalmente, la felicità è anche associata allo stato di salute, in nome di quel continuum psicofisico che dai tempi della psicosomatica regolarmente ritorna a galla in varie forme. Con tutto ciò, mentre abbiamo dalla nascita della “scienza” cercato il modo di influire sullo stato psichico attraverso azioni chimico-fisiche (farmaci o interventi vari) ci si è ancora posti poco (in Occidente) il compito di studiare scientificamente come si può agire sul nostro lato “fisico” attraverso modificazioni dello stato mentale per via psico-relazionale-sociale.

Eppure mio nonno contadino già 60 anni fa mi ripeteva che “la salit l’è ent’la testa di’homm, non ent’la pansa” ovvero “la salute è nella testa, non nella pancia degli uomini”.
Chissà se il ritorno della felicità ci aiuti a dare dignità scientifica a questa linea di studi!

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