Fondazione Zoé

Quant’è importante il respiro! Per chi usa la voce per lavoro, per chi comunica…

Ascolto un giovane attore italiano che recita una parte in uno sceneggiato televisivo e sono sfavorevolmente colpito dalla sua pochezza interpretativa. Costui, scaraventato sul set per meriti che nulla hanno a che fare con una buona preparazione artistica, annuncia con lo stesso tono inespressivo di voce che l’accampamento sta andando a fuoco oppure che una nuvola sta solcando il celo. Il tutto condito con un vago accento romanesco, che sarebbe sopportabile qualora l’attore rappresentasse Spartaco, ma che diventa intollerabile dal momento che la figura rappresentata dovrebbe essere un Vichingo.

Mi chiedo perché gli attori stranieri mi sembrino al confronto più bravi e preparati e forse non è solo una sensazione. Ma c’è un altro fattore importantissimo da considerare: gli attori stranieri sono doppiati e i nostri doppiatori che, per unanime giudizio, sono i migliori del mondo, sanno come valorizzare la voce che prestano. Hanno sicuramente studiato frequentando scuole di recitazione e di dizione dove si insegna, fra le altre cose, come respirare in modo più consapevole al fine di incrementare il volume della voce e il suo controllo.
E’ un respiro apparentemente addominale frutto di un rilassamento completo del diaframma, che consente di incamerare aria sufficiente da sfruttare adeguatamente durante la espirazione per far vibrare a piacimento le corde vocali. Si sfruttano in tal modo tutte le potenzialità della voce che diventa capace di trasmettere ansia o paura, gioia o serenità. Quando sento i politici, di diversa provenienza, azzuffarsi a parole, il volume della voce sempre alto e prevaricatore, il tono acuto che fatica ad uscire dalla gola, frasi a mitraglia seguite da pause inaspettate, il corpo in un continuo sussulto con le mani che gesticolano in una danza frenetica, mi chiedo dove sia andato a finire l’uso sapiente del respiro in grado di produrre le infinite variazioni e vibrazioni che danno calore e colore alla voce.
Ad un uso così alterato ed aggressivo della voce fa riscontro, da parte dei  tecnici che hanno sostituito i politici, un uso della parola che se risulta chiara è anche fredda ed inespressiva, incapace di produrre emozioni e quindi di comunicare. Non sanno che è il respiro che dà l’energia che scalda il significato delle parole. Ma lo sanno gli attori e i cantanti veri e dovrebbero saperlo anche tutti coloro che a vario titolo (manager, capitani di industria, politici) sono spesso chiamati a parlare in pubblico per far valere le proprie idee e i propri progetti.

Disponiamo di uno strumento importantissimo, la voce, paragonabile ad un strumento a fiato al quale è possibile dare tono, timbro e volume. Spetta a noi modulare le parole in modo tale che assumano un ritmo logico e la giusta intonazione affinché il messaggio risulti comprensivo ed efficace. 

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter