Fondazione Zoé

Come può una polpetta, forse di carne, risultare immangiabile anche per i palati meno schizzinosi?

Nel 2010 la Conferenza Stato – Regioni ha approvato le Linee di Indirizzo Nazionale per la ristorazione ospedaliera messe a punto dal Ministero con l’obiettivo di migliorare il rapporto fra paziente ricoverato e cibo e a prevenire e curare i casi di malnutrizione. Sembrerebbe però che i tagli alla Sanità, imposti dalla grave crisi economica, abbiano vanificato questi buoni propositi.  
Come conseguenza si legge, da uno studio dell’Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni, che la qualità del cibo che viene somministrato ai malati negli Ospedali, viene bocciata in un caso su tre. Potrebbe sembrare una percentuale accettabile ma non è così. Non è detto infatti che le due persone su tre che non denunciano la cattiva qualità dell’alimentazione siano in realtà soddisfatte. I malati ricoverati purtroppo hanno altre cose a cui pensare e potrebbero preoccuparsi che una denuncia considerata secondaria, come quella che riguarda la cattiva qualità del cibo, possa disturbare il manovratore (medici, infermieri, amministratori) con reazioni imprevedibili sul povero paziente.

Alla lunga premessa seguono i fatti consistenti in un mio ricovero di qualche giorno in Ospedale e dall’incontro col cibo che viene somministrato ai pazienti. Come può un semplice caffè e latte risultare imbevibile ed un passato di zucca essere una brodaglia scura che non conserva alcun sapore del suo costituente originale? Come può una polpetta, forse di carne, risultare immangiabile anche per i palati meno schizzinosi e una mela cotta essere così poco gustosa, oltreché risultare, alla semplice apparenza, pallida e malaticcia, meritevole essa stessa di cure? Mi sono allora chiesto se esistesse in questo Ospedale un Servizio di Nutrizione Clinica e la risposta è stata: esiste in questo Ospedale come dovrebbe esistere almeno nel 10% delle Strutture Ospedaliere concentrate al Nord. Ma se questi sono i risultati viene da pensare che detto Servizio si occupi solo di diete personalizzate e di casi conclamati di malnutrizione trascurando totalmente la qualità del cibo delle diete “standard” che interessa una percentuale tutt’altro che trascurabile di pazienti.

E’ un vero peccato che tutto ciò avvenga!! Il rito del pasto quotidiano, per un malato che ha già sufficienti motivi per avere il morale a terra, dovrebbe servire a migliorare il tono del umore, scacciare pensieri molesti, favorire un senso di aggregazione fra persone col nascere di discorsi che distraggano dalla realtà contingente. Questo tipo di cibo invece, così mal servito, con efficienza, ma anche con tanta freddezza, non può che sortire l’effetto opposto. Sicuramente c’è chi si preoccupa del tornaconto che devono avere le Aziende che forniscono questo Servizio (!?). Pochi pensano al fatto che quel senso di benessere che può derivare dal sentirsi meglio anche quando si è malati unito ad un po’ di ottimismo, possono realmente favorire i processi di guarigione con un risparmio di giorni di degenza ed un guadagno per la Sanità intera.

 

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