Fondazione Zoé
In Italia, così come in tutti i paesi industrializzati, le cardiovasculopatie sono la principale causa di morte; accanto a questo, comportano un notevole onere per la sanità pubblica. Per ipertensione arteriosa, infarto miocardico, aritmie e insufficienza cardiaca sono disponibili terapie efficaci e consolidate, ma la prevenzione potrebbe essere il fattore chiave per il loro controllo. E la prevenzione passa attraverso il counselling, che consente di ridurre i fattori comportamentali di rischio.  
 
E’ in quest’ottica che Bock e i suoi collaboratori hanno condotto una revisione sistematica su 18 studi pubblicati a livello internazionale, che riportano le abitudini di 6.338 medici di base. Da quest’ampia casistica emerge la necessità di incrementare il counselling comportamentale nella medicina di base – con particolare riguardo a dieta e attività fisica –  indirizzandolo anche ai soggetti che non presentano fattori di rischio cardiovascolare. 
 
L’analisi fa emergere, infatti, che il consiglio più comunemente fornito al paziente è quello di  smettere di fumare, mentre l’attenzione verso uno stile di vita sano, fondato sull’esercizio fisico e una corretta alimentazione, ricopre un ruolo sensibilmente inferiore.
Solo in qualche caso il medico adotta un approccio di counselling più intenso. È importante che il medico sproni i pazienti a cambiare il proprio stile di vita, eliminando i fattori che predispongono maggiormente a cardiopatie ma è altrettanto fondamentale che lo stesso medico percepisca questo counselling come uno strumento utile anche per le persone sane.    
 

Fonte: C. Bock 2012. Per approfondimenti: Pubmed

 
 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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