Fondazione Zoé

La paura reciproca quasi sempre produce conflitto. Quale la mossa giusta per fermarsi prima?

Viene in mente subito la tolleranza. Ma è questa la parola chiave o è bene cercarne un’altra, e pensare, per esempio, a ciò che evoca il rispetto? E basta, poi appellarsi solo al rispetto?
 

Per venire a capo di queste domande, mettiamo intanto gli occhi, anche se in modo rapido, sul fenomeno del multiculturalismo. Per la verità, nella letteratura più recente v’è la tendenza a  privilegiare il termine interculturalità (e/o transculturalità) e a relegare il termine multiculturalismo in una sorta di limbo riservato ai termini ambigui. In alcuni casi, multiculturalismo prende addirittura una connotazione lessicale negativa. C’è una ragione, probabilmente, nell’oscillazione dei termini, peraltro naturale nel linguaggio comune e persino nel linguaggio scientifico. Il multiculturalismo è prima di tutto un fatto. Ogni fatto, in sé e per sé, non dice nulla quanto al suo valore. Andrebbe giudicato. Nel caso del multiculturalismo il giudizio non è facile, anche solo perché si tratta di un fenomeno particolarmente complesso e soprattutto si tratta di capire che cosa gli esseri umani decidono poi intorno a questo fatto. E poiché molteplici sono le interpretazioni del fatto e molteplici le decisioni di fronte al fatto, il linguaggio tende ad essere oscillante (vedi nota 1) . 
 
In effetti, multiculturalismo si dice in molti modi. Il primo modo e il più elementare è appunto quello che registra il fatto dell’esserci di molte culture. Ma le molte culture come stanno fra loro? Questo il multiculturalismo subito non dice. Ma non dice soprattutto come le molte culture dovrebbero stare tra loro. E si aggiunga che la molteplicità delle culture presuppone sempre o quasi sempre una molteplicità di etnie. Ma le due figure non sono sovrapponibili, come si sa. Una stessa etnia può avere culture diverse; una stessa cultura può essere tradizione consolidata di varie etnie. Quel che conta però, ai nostri fini, è un primo luogo la cultura di una comunità, che è come l’anima, di cui l’etnia è il corpo. L’inversione dell’ordine di importanza (che non di rado compare nella storia umana) è indubbiamente un fenomeno regressivo. Finisce prima o poi nel razzismo.

nota 1 – Su questi temi, rimando solo a un testo molto recente (a mia cura e di E. Bonan), Multiculturalismo e interculturalità. L’etica in questione (Vita e Pensiero, Milano 2011). Il lettore vi troverà indicazioni utili per approfondire la questione e per non smarrirsi nella letteratura sull’argomento, oramai sterminata.

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