Fondazione Zoé

 

La salute è un diritto per tutti, ma sono evidenti le disuguaglianze  esistenti  sia a livello mondiale sia all’interno di un singolo paese. Come creare più equità?

Questo l’interrogativo che si sono posti alcuni ricercatori dell’università britannica di Durhan, i quali hanno condotto uno studio nei bassifondi di Katmandu (Nepal). Per provare a dare una risposta hanno condotto un intervento di prevenzione affidato a componenti della stessa comunità e impostato su una banale procedura: il lavaggio delle mani. E’ così che sono riusciti a  migliorare le condizioni di salute e a raggiungere gli strati più disagiati della popolazione.

Lo studio, della durata di sei mesi, ha interessato circa 90 coppie “madre-bambino”, suddivise in gruppo di intervento e gruppo di controllo. Il gruppo attivo prevedeva il lavaggio delle mani con sapone prima e durante la manipolazione degli alimenti e dopo essere stati in bagno. La valutazione dell’efficacia dell’intervento metteva in relazione, all’interno di ogni coppia,  il comportamento materno con la salute del bambino. L’analisi dei risultati teneva conto sia del dato quantitativo (riduzione delle patologie), sia del dato qualitativo (condizioni di vita dei soggetti studiati). Forse anche in paesi civilizzati non è davvero seguita sempre e da tutti questa semplice procedura. I ricercatori hanno osservato una riduzione del 40% dei casi di diarrea infantile, in una popolazione. Il risultato è stato possibile grazie al coinvolgimento dei “facilitatori” scelti fra i componenti della comunità che hanno consentito di coinvolgere individui che in genere non vengono raggiunti dalle campagne sociali e mediatiche.
Certo che la diarrea infantile non è un grosso problema in Italia, ma è altrettanto certo che il percorso feci-mani-bocca è riconosciuto come fonte di altri tipi di patologie, per esempio l’epatite, anche nell’adulto.
La conclusione dei nostri ricercatori, applicabile a qualsiasi società, è che il marketing sociale spesso non tiene conto delle condizioni strutturali della popolazione target e potrebbe quindi, in modo involontario, esacerbare le disuguaglianze in tema di salute.  Infatti, concentrandosi sulle azioni individuali e trascurando le condizioni di vita che influiscono sul comportamento, può contribuire allo sviluppo di un “paradosso della prevenzione” per cui coloro che presentano la maggiore necessità di un intervento sanitario hanno meno probabilità di trarne beneficio.
Il marketing sociale non avrebbe prestato sufficiente attenzione alle problematiche legate all’equità in tema di salute: questa ricerca dimostra come questo aspetto possa essere superato tenendo conto anche di dati “qualitativi”, che devono essere contemplati al momento di impostazione della ricerca e valutati in tutte le fasi di sviluppo dell’intervento.

Fonte:  Langford, 2013. Per approfondimenti

 

Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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