Fondazione Zoé

Scalpore per la morte dello scrittore Bevilacqua, le cui circostanze sono ancora sotto inchiesta.

Non tocca a me purtroppo ricordare lo scrittore raffinato e prolifico che era Alberto Bevilacqua, una delle migliori espressioni della letteratura italiana del dopoguerra. Devo invece parlare di una malattia che lo ha portato a morte, una triste vicenda nella quale l’abituale pressapochismo dell’informazione non aiuta a comprendere la realtà dei fatti.

La storia dura 12 lunghi mesi e va dall’ottobre 2012 al settembre di quest’anno. Si sa che lo scrittore è ricoverato a Villa Mafalda, casa di cura privata romana, per un grave scompenso cardiaco, si presume in seguito ad infarto. Qui viene subito sedato, intubato e sottoposto alle cure del caso. Dopo 2 mesi le condizioni migliorano, a tal punto che si parla di dimissione. Ma sopraggiunge una grave infezione da klebsiella (un virus, sentenzia il giornalista, ma in realtà è un batterio!) che va verosimilmente ad infettare una grossa piaga da decubito che si era andata formando sul fondoschiena del paziente. Sopraggiunge uno shock settico e lo scrittore perde di nuovo conoscenza. La morte sopraggiunge 9 mesi dopo, nel settembre di quest’anno.

Cosa sia successo al malato durante tutto questo tempo non è dato sapere. E’ stato reintubato? Ha ripreso conoscenza? Ha avuto qualche periodo, non dico di benessere, ma di lucidità o è sempre andato peggiorando fino al decesso? 
Se così fosse suona alquanto strana la relazione di consulenza clinica del 4 Marzo 2013 affidata a 3 medici militari, sia pur colonnelli: “Le cure prestate sono complete ed adeguate alle condizioni cliniche per capacità professionali, risorse tecnico-amministrative ed assiduità assistenziale”. Tutta questa perfezione per non ottenere alcun risultato lascia alquanto perplessi. Sia detto di passaggio, tutta la storia pare sia costata all’illustre scrittore circa 2 milioni di euro! Non dubito che i medici ed il personale lo avessero trattato con affetto!
Sullo sfondo la compagna e la sorella che evidentemente non vanno d’accordo. La prima, che lo vorrebbe portare via da quella casa di cura per affidarlo ad una struttura pubblica, la seconda, che essendo l’unica con la possibilità legale di farlo, vuole ed ottiene di lasciarlo dove sta.La compagna a questo punto ricorre ad un legale e alla morte dello scrittore scatta una denuncia di omicidio colposo con richiesta di autopsia che avrebbe il compito di accertare:
1) le cause della morte
2) se le cure sono state corrette

In fase di commento, mi permetto di anticipare quella che, grosso modo, sarà la risposta alla prima domanda: “Alberto Bevilacqua è deceduto in seguito ad infarto miocardico con grave scompenso cardio-circolatorio. In un organismo così debilitato, con gravi problemi di circolo, è comparsa una piaga da decubito a cui si è aggiunta una infezione da klebsiella con successivo shock settico che ha portato nel tempo ad un’insufficienza multioragano cui è seguito il decesso”. Questo sarà, più o meno, quanto potrà dire l’autopsia, cioè niente di più e niente di meno di quanto già non si sappia o si possa immaginare.
Alla seconda domanda l’autopsia non sarà in grado purtroppo di rispondere. Se lo scrittore è stato curato in maniera corretta, lo potrà stabilire una commissione composta da medici di chiara fama scelti nel campo della cardiologia, delle terapie rianimatorie e delle malattie infettive che, con buona pace dei colonnelli, avendo accesso a tutta la documentazione che riguarda i 12 mesi trascorsi dallo scrittore in quella casa di cura, siano in grado di accertare la verità.

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