Fondazione Zoé
Il dolore fisico è l’aspetto più duro, oscuro e devastante della vita, soprattutto se è cronico. Anche se la cultura occidentale tende a negarlo o rimuoverlo a tutti i costi, il dolore ha un ruolo centrale nella nostra esistenza. Può risvegliare in noi risorse nascoste o può farci maledire la vita, in ogni caso è una sfida continua all’equilibrio personale e relazionale.

Quando poi il dolore cronico colpisce una donna, specialmente se interessa la sua salute ginecologica, gli effetti di questa esperienza vanno ben oltre l’ambito personale coinvolgendo il sistema di relazioni. E così a subirne le conseguenze è anche la vita di coppia e quella dell’intera famiglia. Che cosa significa il dolore nella donna? Come è possibile aiutare coloro che ne sono colpite?

Ne abbiamo parlato con Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’Ospedale San Raffaele Resnati, Milano, che è stata ospite della Fondazione Zoé nell’ambito di “Vivere sani, Vivere bene“, manifestazione giunta alla quinta edizione che nel 2013 si è interrogata sul tema de “La Salute delle Relazioni”.


 
 

«Il dolore ci chiama a riflettere sulle priorità dell’esistenza — spiega la professoressa Graziottin — ascoltato e meditato, può aiutarci ad abbandonare molte futilità del quotidiano per concentrarci sull’essenziale. Può trasformare la nostra presenza e il nostro affetto in amore che cura». E l’amore che cura è efficace nei processi di guarigione. Non solo: la donna che ne ha tratto beneficio può decidere di mettere questa esperienza a servizio degli altri, dando vita a una circolo virtuoso in cui ognuno finisce con lo svelare la parte migliore di sé.

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