Fondazione Zoé

E’ in calo l’attenzione degli italiani per la qualità del cibo che si acquista: ne risente la salute!

Gli ultimi dati sui consumi (i più recenti sono quelli di un’indagine confagricoltura-censis diramati un paio di settimane fa) contengono un segnale ancor più preoccupante dei precedenti. Fino a qualche mese fa infatti gli italiani avevano – negli ultimi due anni – ridotto le spese alimentari in quantità e qualità, e questo era già un segno del tutto insolito nella storia dei consumi perché solitamente nei periodi di crisi i consumi alimentari sono in contro-trend , quasi che a consolarsi di altre privazioni le persone ripieghino sul cibo. Naturalmente a questo andamento anticiclico contribuisce il fatto che riducendosi le uscite al ristorante o alla pizzeria si cucina di più in casa e quindi si acquistano più ingredienti e piatti pronti da consumare in casa.

Si era poi capito dai dati che le persone stavano tornando a cucinare in casa a partire dagli ingredienti classici: cresceva infatti il consumo di uova, farina, latte…insomma preparare il cibo da sé costa evidentemente meno che non comperarlo pronto, e si badi che i piatti pronti, freschi o surgelati, erano in crescita di consumo da anni. Facevano però eccezione, appunto fino all’ultima rilevazione, due tipi di beni alimentari: il cosiddetto “biologico” e i cibi “freschi”. L’acquisto di queste due tipologie di cibi segnalava che, nonostante la ricerca forzata di risparmio, le persone erano comunque attente alla qualità del cibo e cercavano cibi “salutari”, benefici.

Ebbene nell’ultimo dato si registra una contrazione anche in questo tipo di consumo, e l’insieme dei dati indica con forza che gli italiani stanno rinunciando per necessità non solo alla quantità ma anche alla qualità delle spese alimentari. La crisi ci obbliga ad accettare anche una riduzione delle attenzioni alla nostra salute, ci sta spogliando del diritto di aver cura di noi stessi.

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