Fondazione Zoé
Chi ha il colesterolo alto, in presenza d’altri noti fattori di rischio cardiovascolare, corre un pericolo tre volte maggiore di avere un infarto rispetto ad una persona con parametri normali. Per diminuire elevati livelli di colesterolo, la dieta rimane tutt’oggi la prima linea di trattamento. 
 
Negli Stati Uniti, le linee guida della ‘Preventive Services Task Force’ raccomandano, per i pazienti adulti con dislipidemia e con altri noti fattori di rischio cardiovascolare, un’assistenza dietetica ad ‘alta intensità’ (più di 360 minuti all’anno di  contatti con il medico di famiglia o con specialisti quali dietologi o nutrizionisti) per far cambiare le abitudini alimentari e abbassare i livelli di lipidi. Tuttavia questo tipo di assistenza risulta praticamente irrealizzabile per la carenza di risorse nell’attuale sistema sanitario. D’altronde un’assistenza a  “bassa intensità”  (≤ 30 minuti/anno d’incontri con il proprio medico o con specialisti), produce modesti cambiamenti nella dieta ed è priva di efficacia nel controllare i livelli di colesterolo.
 
Permanendo la necessità di un’azione verso i pazienti con elevati rischi cardiovascolari, un gruppo di ricercatori dell’Università del Nevada ha condotto uno studio pilota (LiveWell) della durata di 6 mesi su pazienti dislipidemici d’età compresa tra 21 e i 75 anni, aventi accesso ad Internet e con un indirizzo di posta elettronica funzionante. Lo studio prevedeva un primo incontro con il proprio medico in cui il paziente, dopo aver compilato un questionario sulla propria dieta, riceveva dal medico assistenza dietetica con l’uso di materiali cartacei didattici, appositamente preparati, e l’accesso ad un sito web di facile interazione. Il protocollo prevedeva poi altri due successivi incontri:uno dopo 3 mesi, il secondo dopo 6 mesi – in cui il medico assieme al paziente rivalutava l’assetto lipidico e la qualità della dieta. Settimanalmente, per tutti i 6 mesi dello studio, il paziente riceveva un ‘no reply e-mail’ che gli ricordava di utilizzare gli strumenti di assistenza dietetica forniti dal medico (istruzioni cartacee e sito web). Gli incontri medico-paziente duravano dai 5 ai 6 minuti.
I risultati sono stati molto positivi e hanno dimostrato che un’assistenza dietetica a ‘bassa intensità’ fornita dal proprio medico, se accompagnata da strumenti didattici cartacei, collegamenti a siti web e promemoria settimanali, produceva in pazienti a rischio di malattie cardiovascolari miglioramenti nella dieta e nell’assetto lipidico paragonabili a quelli ottenibili con interventi a ‘alta intensità’.
 
Sviluppare interventi di assistenza dietetica efficienti usando anche strumenti interattivi forniti dai medici durante le visite ambulatoriali può contribuire ad aiutare i pazienti a mettere in pratica i cambiamenti consigliati, aderendo così alla terapia con minor difficoltà. Accompagnare l’assistito durante tutto il periodo della cura utilizzando nuovi mezzi di comunicazione sembra poter essere una soluzione per colmare il gap della scarsa disponibilità di risorse dei sistemi sanitari.
 

Fonte: Kulik, 2013. Per approfondimenti 

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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