Fondazione Zoé

Ora è chiaro a tutti, esperti e non: il “Metodo Stamina” altro non è che un’atroce beffa.

Beffa che ha l’aggravante di essere stata perpetrata a danno di persone indifese, vulnerabili ed in grande difficoltà perché colpite da terribili malattie. E finalmente la gente si chiederà come sia stato possibile che fatti simili siano accaduti.

Cercherò allora di raccontarvi una storia che ci ha reso, una volta di più, ridicoli agli occhi del mondo intero, una storia fatta anche di date alle quali invito a porre particolare attenzione.

Nel 2007 conosco un pittoresco signore, Davide Vannoni, docente in Psicologia, ma interessato a ricerche di mercato, che in Ucraina viene a conoscenza delle miracolose proprietà delle cellule staminali. Tornato in Italia si mette al lavoro con l’aiuto di due biologi ucraini per convertire le cellule staminali mesenchimali, e come tali in grado di produrre soltanto tessuto osseo e adiposo, in cellule neuronali in modo tale da poter curare tutte o gran parte delle malattie neurodegenerative. Cosa mai riuscita a nessuno scienziato al mondo.

Il risultato delle sue ricerche è talmente brillante che nel 2009 ha inizio un’inchiesta da parte del magistrato di Torino Raffaele Guariniello sull’uso clinico, e cioè sulle persone, di cellule staminali al di fuori di protocolli sperimentali previsti dalla legge che si conclude nell’agosto 2012 con un rinvio a giudizio del Vannoni ed altri. La motivazione è: somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute, truffa ed associazione a delinquere. In un Paese civile la storia finirebbe qui, diventando di esclusiva competenza della Magistratura. Ma non è così.

Purtroppo già dal 2011 il trattamento con cellule staminali modificate col metodo Vannoni è praticato, come cura compassionevole, nell’ospedale di Brescia. Sulla scorta di presunti e mai verificati successi della cura, si inizia a parlare a livello scientifico, prima in Italia e poi nel Mondo intero del “Metodo Stamina”. All’inizio del 2013 si verificano 2 fatti in contrasto tra loro, ma che costituiscono la scintilla che fa divampare l’interesse di un pubblico più vasto anche se totalmente sprovveduto. Il primo è un’ispezione dei NAS e dell’AIFA (Agenzia del Farmaco) presso l’ospedale di Brescia che porta alla sospensione delle cure per la mancanza dei requisiti di sicurezza ed igiene e carenza di documentazione prescritta dalla legge, fra lo sconcerto e la disperazione dei malati e dei loro familiari. Il secondo è una trasmissione televisiva “Le Iene” che, senza alcuna prova scientifica, magnifica le qualità del metodo.

Si ascolta invece molto meno la protesta che sale da tutto il mondo scientifico (la professoressa Elena Cattaneo, neo-senatrice a vita e ricercatrice di altissimo livello, si batte come una leonessa spalleggiata dalla rivista “Nature” che il 26/03/2013 esprime preoccupazione per l’inconsistenza delle prove scientifiche, per le carenze metodologiche e per l’assenza di pubblicazioni riguardanti il metodo e diffida il governo italiano dal rendere possibili certi trattamenti al di fuori di studi clinici controllati).

Il 10/04/2013 il Senato, incurante o ignaro di questi ammonimenti, approva una legge (conseguenza del Decreto Balduzzi) che apre la strada all’uso compassionevole di trattamenti con cellule staminali sottraendo questo tipo di cura al rigido controllo dell’Agenzia del Farmaco per affidarlo alle strutture che regolano i trapianti di tessuti e di organi non sottoposte alle lunghe fasi della sperimentazione clinica richieste per qualsiasi nuova medicina prima che venga resa disponibile al pubblico. 

Il 03/05/2013 la Commissione Affari Sociali della Camera approva all’unanimità l’avvio della Sperimentazione Clinica in più centri, stanziando ben 3 milioni di euro. La Magistratura in varie sedi obbliga i medici dissenzienti, ma comunque senza attributi, a praticare il metodo.

Come è stato possibile che venissero approvati in rapida successione una legge ed un provvedimento che stridono con quanto avviene in tutto il resto del mondo civile, dove i controlli rigorosi sono a tutela della salute dei cittadini? Forse ha influito la pressione mediatica e soprattutto i moti di piazza davanti a Montecitorio, forse la volontà di andare incontro agli interessi delle Aziende produttrici di cellule staminali che non sopportano intralci alla commercializzazione dei loro prodotti, sicuramente ha influito la grande disinformazione ed ignoranza in materia di tutto il Parlamento.

È a questo punto (28/04/2013) che subentra al Ministro Balduzzi la deputata Beatrice Lorenzin. All’oscuro del problema, pressata da un lato da quanto proviene dai più qualificati centri scientifici nazionali ed internazionali che esprimono forte preoccupazione per l’autorizzazione data dalle Autorità Italiane ad un metodo del quale non si conosce la sicurezza ed è privo di qualsiasi evidenza ed efficacia, dall’altro dalle manifestazione di piazza dei comitati “pro-stamina” che minacciano un giorno sì e l’altro pure di invadere Montecitorio, mette insieme un Comitato di esperti con il compito di verificare bontà e fattibilità del metodo. Il giudizio della commissione è severo e giunge il 27/11/2013: il metodo è totalmente insufficiente, non ci sono nemmeno gli elementi per poter avviare una ricerca di laboratorio e presenta inoltre carattere di insicurezza per il malato. Non esistono i presupposti scientifici per continuare la sperimentazione. Ma non è ancora finita.

Il TAR del Lazio pochi giorni dopo, siamo a Dicembre 2013, stabilisce che il Comitato degli esperti non è attendibile perché alcuni dei facenti parte avevano espresso in precedenza giudizi negativi sul metodo. Il professor Vannoni grida vittoria e chiede le dimissioni del Ministro. Le manifestazione “pro-stamina” riprendono vigore nell’attesa che una nuova Commissione, con qualche straniero inserito per darle credibilità (a questo siamo ridotti), confermi quanto già si sapeva sin dall’inizio della storia. E questo perché non sono state tenute nella giusta considerazione cose che, non solo il Ministro della Salute ed i Parlamentari, ma anche il cittadino con un minimo di cultura dovrebbe sapere.

Infatti la creazione di un farmaco o di un metodo di cura nuovo che possa presentare benefici effetti su malattie ritenute fino a quel momento incurabili, richiede anni di sperimentazione in Centri di Ricerca qualificati, in laboratori dotati di moderne attrezzature e di mezzi ed un dispendio enorme di energie e risorse economiche. La ricerca del confronto è insita in ogni ricercatore e ciò lo porta a discutere le sue idee e i suoi risultati con tutti i suoi colleghi a livello nazionale ed internazionale. Nello svolgersi della ricerca, tutto ciò che di importante è stato acquisto, deve comparire in pubblicazioni scientifiche che rendano conto dei successi o degli insuccessi raggiunti. È un modo di procedere universalmente riconosciuto la cui trasparenza è a tutela sia dei ricercatori che degli eventuali pazienti. Niente di miracoloso ed improvvisato dunque, ma solo ingegno, capacità e competenza, umiltà e dedizione.

Un minimo di comportamento etico infine dovrebbe imporre ad un ricercatore che ritiene di aver fatto una scoperta rivoluzionaria di rendere immediatamente noti i dati della ricerca affinché tutto il mondo ne possa trarre beneficio. E invece il protocollo del “Metodo Stamina” è tuttora sconosciuto, non si ha notizia di centri qualificati nei quali gli studi si sarebbero svolti, né di congressi dove sia stato dibattuto l’argomento e nemmeno di uno straccio di pubblicazione scientifica comparsa su riviste internazionali. I comportamenti del professor Vannoni sono totalmente incomprensibili. Ciò che è accaduto purtroppo accadrà ancora. Siamo il Paese dove all’ignoranza e al menefreghismo si somma la sottocultura popolare. Siamo il Paese del siero-Bonifacio e della cura Di Bella, siamo il Paese delle Madonne che piangono, dei diavoli che ridono e degli asini che volano.

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