Fondazione Zoé
Recentemente (4 febbraio 2014) si è svolta la giornata mondiale per il cancro focalizzata al quinto obiettivo della World Cancer Declaration 2013 contro lo stigma e i falsi miti nati intorno a questa malattia. 
I dati presentati nel rapporto “I numeri del cancro in Italia 2013” e raccolti dall’Associazione italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), mostrano un aumento di tumori diagnosticati ma anche di guarigioni. 
 
Tuttavia, nonostante i progressi sulla patogenesi di questa malattia siano stati impressionanti, per arrivare vittoriosi alla fine di quella che è stata metaforicamente definita da Richard Nixon nel 1971 una “guerra contro un nemico subdolo e mortale”,  è necessario un cambiamento di rotta che coinvolga diverse forze e risorse nello sviluppo della ricerca di nuovi farmaci. Ci troviamo di fronte a una patologia estremamente complessa che manifesta una molteplicità di tipologie in grado di attaccare differenti organi e cellule.  
 
Al Forum Mondiale di Oncologia di  Lugano, in Svizzera, tenutosi nel  2012, ricercatori internazionali si sono posti una domanda molto importante: “Dopo 40 anni dalla dichiarazione di Nixon, a che punto siamo arrivati in questa battaglia?” Non è ancora possibile dare una risposta perché nonostante l’introduzione dei nuovi farmaci antitumorali, i cosiddetti proiettili magici, molte forme di cancro rimangono ancora difficili da curare.
Inoltre si è discusso riguardo i costi elevati dei nuovi trattamenti che in molti casi producono soltanto benefici transitori ponendo una serie di domande sui  benefici per il paziente e sulla spesa della sanità pubblica. Il costo economico dei tumori è un problema globale: l’economia europea spende ogni anno oltre 50 miliardi di euro in cure, di cui solo il 15% serve per il trattamento dei tumori al polmone indotto dal fumo. 
Infatti nei paesi occidentali il rischio del diffondersi di questa malattia è spesso associato allo stile di vita della popolazione. La ricerca comunque ha fatto passi avanti soprattutto in particolari forme di tumori, ma è necessario ripensare a una strategia per questa ormai usata metafora di guerra contro il cancro.  
 
Sulla rivista scientifica The Lancet, Douglass Hanahan dell’Istituto svizzero per la ricerca sul cancro è l’autore di alcuni documenti intitolati “Cancer Wars” in cui suggerisce un approccio innovativo per combattere il nemico. Secondo l’autore, proprio come nelle guerre moderne, anche quella al cancro dovrebbe avere una visione generale e olistica come in un campo di battaglia. In particolare per migliorare diagnosi e cura occorrerebbe progettare un attacco su più fronti, prendendo di mira le caratteristiche che contraddistinguono il tumore, i cosiddetti hallmarks. Questi rappresentano le capacità biologiche che le cellule tumorali acquisiscono nel tempo e che portano alla nascita della patologia. L’autore identifica tre diverse tattiche: distruzione e neutralizzazione delle abilità dell’avversario e studio della geografia del territorio per individuare la miglior strategia bellica. 
La promessa di questa nuova filosofia ridefinita da Hanahan dovrebbe rilevarsi utile: un campo di battaglia dinamico e moderno, dove utilizzare le “armi” per rintracciare tutta la gamma dei tipi e sottotipi di tumore. Un approccio individuale verso il paziente potrebbe contribuire con successo verso una vittoria concreta migliorando la ricerca di terapie più efficaci per la cura del cancro.

Fonte:  Hanahan, 2013. Approfondimenti a pagamento

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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