Fondazione Zoé

Alcune riflessioni sul tema della libertà e della legge morale, a proposito di relazioni.

Nonostante la deriva della modernità che ci assedia nelle pieghe della post-modernità, io credo che si possa fare anche oggi (come sempre) un buon uso della libertà. La questione è piuttosto complessa, perché c’è di mezzo l’intero territorio dell’etica (e, ovviamente, per i cristiani l’intero territorio della fede nel Signore). Bisogna perciò, nel difendere un buon uso della libertà, fare delle scelte strategiche, cioè privilegiare alcuni obiettivi rispetto ad altri, a seconda di ciò che il nostro tempo può o non può intendere. Ebbene, a me pare che il progetto di coltivare i legami di solidarietà sia oggi prioritario, appunto, quanto all’esercizio della libertà. S’intende: a partire dai legami familiari, attraverso quelli della società civile, sino a quelli più propriamente politici. E per politica si deve intendere oramai la politica globale, senza ovviamente dimenticare le cose di casa nostra. Tutti i nuovi fermenti riferiti alla libertà e alla giustizia sono diventati, infatti, planetari: le guerre, la fame, la salute, il lavoro, la casa ecc. Il senso più concreto della legge morale comincia a questo punto. Perché la legge morale, nelle sue varie articolazioni, non è altro che quell’insieme di “regole” che ci indicano la via per riuscire nella vita, ma in una vita vissuta insieme. (Per chi crede, poi, questa piccola parola – “insieme” – si estende a dismisura: si estende al Padre al Figlio e allo Spirito. E a tutto quello che li accompagna da sempre).   

 
Ciò significa che una reale soluzione dei problemi etici, cioè dell’uso personale della libertà, possiamo oggi pensarla solo all’interno di un compito allargato. La libertà di coscienza o la libertà economica o la libertà mediatica o altre forme di libertà, legate, prima facie, alla singolarità (le libertà “borghesi”), andrebbero protette, certo, ma all’interno della solidarietà con il vicino e con il lontano. In differenti modi, s’intende. Lo sforzo dovrebbe esser quello di fuoriuscire dalla cornice neoliberale dell’esistenza, che ci viene inculcata dai media in tutte le maniere possibili e che rischia fortemente di rinchiuderci in un bunker da Occidente assediato, prima o poi spazzato via dai poveri della terra.
 
La tradizione neoliberale è per il “contratto”. Si dovrebbe contrattare tutto. La legge morale sarebbe, alla fin fine, pure essa un bel contratto collettivo. Ma non si può vivere solo di contratti di compra-vendita, falsamente agghindati di equivalenza. Non si può, comunque, risolvere il legame degli umani nel contratto, fosse pure un “contratto sociale” avanzato. Per dirla con una frase un po’ a effetto: la libertà dai legami (eredità dei moderni) dovrebbe piuttosto essere convertita in una libertà dei legami. Ma gli unici legami veramente liberi sono i legami dell’atteggiamento riconoscente in reciprocità. Sono questi i legami in cui la legge morale si realizza nella sua pienezza. Perché?
 

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