Fondazione Zoé
“Depressione: una crisi globale” è stato lo slogan scelto per l’edizione 2012 del World Mental Health Day con l’obiettivo di stimolare la discussione, aumentare la consapevolezza e promuovere la prevenzione. 
 
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), più di 350 milioni di persone di tutte le età e in ogni comunità soffrono di depressione, di cui circa 5 milioni solo in Italia, tanto che questa malattia comincia ad avere un peso rilevante nella globalità delle patologie. Nei Paesi sviluppati l’attuale crisi economica ha generato un aumento della disoccupazione, dei debiti, del senso di insicurezza provocando un conseguente aumento dell’incidenza di depressione tra la popolazione generale. I Paesi in via di sviluppo, invece, hanno spesso lacune nell’educazione pubblica sulla salute mentale, probabilmente a causa delle risorse limitate da poter investire in programmi di prevenzione e informazione.
 
In Italia il primo studio epidemiologico rientra nel progetto europeo ESEmed (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders) relativo ai principali problemi mentali non psicotici, che comprendono disturbi d’ansia, disturbi affettivi e abuso o dipendenza da alcool. I risultati indicano che circa una persona su cinque manifesta disturbi mentali nel corso della vita come stress dopo un evento traumatico, ansia e attacchi di panico confermando inoltre che l’essere disoccupati, casalinghe o disabili aumenta il rischio di soffrire di disturbi psichici.
 
Per combattere la depressione, l’uso di farmaci rimane uno degli approcci più utilizzati in Italia. Secondo il rapporto OsMed pubblicato a luglio 2012, nel periodo compreso dal 2000 al 2011, le dosi prescritte e distribuite di antidepressivi sono aumentate del 340%. Un aumento dovuto certamente a una molteplicità di fattori, ma che deve far riflettere sugli aspetti legati a appropriatezza d’uso, efficacia e sicurezza. Secondo l’OMS, attualmente questo disturbo è al terzo posto in ordine di importanza ed è destinato a salire al secondo entro il 2020 e al primo entro il 2030.
 
Un approccio interessante alla psicoterapia arriva dall’Inghilterra, dove nel 2008 è nato il programma IAPT – Improving Access to Psychological Therapies – con lo scopo di offrire alle persone che soffrono di disturbi psicologici dei miglioramenti attraverso le cosiddette ‘talking therapies’, terapie utili per superare le difficoltà emotive e per modificare pensieri e comportamenti negativi.
I dati forniti dal primo rapporto annuale del progetto inglese indicano che tra tutte le 760.000 persone avviate a questo programma solo la metà ha iniziato realmente la terapia, o per la lunga attesa per avere un primo colloquio, o per il rifiuto del trattamento ritenuto non idoneo. Positivamente invece, il 57% dei 144.000 pazienti con almeno due sessioni di terapia ha mostrato miglioramenti significativi nella condizione mentale. La seconda fase del progetto è iniziata nel febbraio 2011 quando il governo inglese ha pubblicato un piano d’azione quadriennale raccolto nel documento “No Health Without Mental Health” ovvero “Non c’è salute senza salute mentale”. L’obiettivo da raggiungere entro aprile 2015 prevede la possibilità per ogni assistito che necessita d’aiuto di avere accesso alle terapie psicologiche necessarie, intervenendo sui tempi di attesa e offrendo più varietà di ‘talking therapies’. Entro questa data è previsto inoltre l’avvio di un programma di prevenzione rivolto anche  ai più giovani.
 
Vista la dimensione della problematica sia come carico assistenziale che come costi per il Servizio sanitario nazionale, si spera che anche in Italia nel giro di pochi anni si possano offrire servizi migliori e concreti ai pazienti colpiti da ansia e depressione.
 

Fonte: Wise, 2014. Approfondimento a pagamento

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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