Fondazione Zoé
La “medicina centrata sul paziente” è un orientamento della pratica medica che tiene in considerazione i bisogni, desideri e valori dell’assistito, la sua vita sociale e la sua emotività nei confronti della malattia stessa. 
Sempre più associata alla qualità dei servizi offerti dal sistema sanitario, la “medicina centrata sul paziente” da oltre trent’anni viene indagata principalmente attraverso due filoni di ricerca.

1) Il primo filone, quello “relazionale”, si focalizza sulla qualità della comunicazione tra professionista sanitario e paziente e sul coinvolgimento del paziente nei processi decisionali e guarda alla visita medica come principale momento per la costruzione di una alleanza terapeutica.
2) Il secondo filone, quello “organizzativo”, allarga la prospettiva all’erogazione delle cure nella sua totalità, cioè a tutta l’organizzazione che comprende persone, processi e strutture fisiche: alcuni esempi sono una direzione generale impegnata nei confronti di pazienti e famiglie, l’inserimento di responsabili per l’indicazione di strategie di miglioramento della centralità del paziente, lo sviluppo di indicatori che permettano di monitorare se i processi di cura incontrano i desideri dei pazienti.
 

Nonostante queste ricerche abbiano contribuito a portare la “medicina centrata sul paziente” all’attenzione della comunità clinica e delle amministrazioni sanitarie, soffrono ancora di astrattismo e di difficile concretizzazione. Spesso conversazioni e scambi comunicativi rilevati durante la visita medica rischiano di dare descrizioni troppo teoriche e poco aderenti alla cura, mentre gli studi organizzativi propongono ancora modelli molto generali a volte staccati dal contesto reale ospedaliero. 
I ricercatori milanesi, E. G. Liberati e L. Moja, in un articolo apparso sulla rivista “Ricerca e Pratica” (febbraio 2014) avanzano sei proposte, mutuate dalla ricerca sociale, per fare in modo che la ricerca sulla “medicina centrata sul paziente” sia in grado di approcciare compiutamente la complessità delle esperienze dei pazienti e dei medici.

1) La prima proposta suggerisce di non limitare la ricerca alla comunicazione medico-paziente ma di allargarla alla rete di relazioni che si intrecciano in ospedale tra il paziente e i diversi professionisti sanitari, tra i professionisti sanitari stessi e di porla nel contesto delle risorse e dei vincoli che condizionano la vita ospedaliera.
2) La seconda proposta, mutuata dell’etnografia organizzativa,  è un invito a chi fa questo tipo di ricerca di ‘andare sul campo’: immergersi nei contesti di cura e osservare per qualche tempo le persone al lavoro, raccogliendone eventuali dichiarazioni, può diventare infatti una fonte molto potente di informazioni.
3) Come pure potrebbe risultare molto efficace una terza modalità di ricerca (shadowing) che consiste nel seguire  un partecipante alla ricerca (degente, medico, o infermiere) passo dopo passo durante la quotidianità: accompagnare il malato in tutto il suo percorso di cura, così come seguire i professionisti negli scambi comunicativi, sia interprofessionali che con il paziente, può fornire al ricercatore un resoconto inedito dell’esperienza di ricovero.

4) Un quarto suggerimento riguarda il coivolgimento delle organizzazioni sanitarie nelle ricerche in modo che le nuove conoscenze acquisite siano le più aderenti possibile alle reali esperienze di pazienti e professionisti e possano aiutare le organizzazioni sanitarie stesse a progettare e attuare innovazione organizzativa verso ospedali centrati sul paziente.
5) La quinta proposta è quello di utilizzare il materiale raccolto dalle ricerche collaborative per discussione e condivisione con i professionisti sanitari perché possano comprendere in modo immediato la complessità del loro lavoro e perché possano avere un’occasione per interrogarsi su comportamenti dati per scontati e aprire la porta al miglioramento.
6) L’ultima proposta riguarda l’assoluta necessità, di completare i risultati della ricerca, perché non rimanga un auspicio isolato, con riflessioni sulla modalità attraverso cui attuare un cambiamento organizzativo in cui il paziente cambia ruolo, passando da fruitore a protagonista attivo.
  

Fonte: Liberati e Moja, 2014. Per approfondimenti

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

Archivi

Checking...

Ouch! There was a server error.
Retry »

Sending message...

Iscriviti alla Newsletter