Fondazione Zoé
Se il paziente prima che malato è persona, è necessario curare la persona prima della malattia. Partendo da questo assunto si rende pertanto necessario curare gli aspetti riguardanti sia l’accettazione dei cambiamenti – fisici e di vita quotidiana – sia gli interrogativi e i timori che si presentano dalla diagnosi in poi. Questo atteggiamento comporta una stretta collaborazione basata sulla stima e fiducia reciproca tra medico e paziente.
 
La corretta  informazione e la comunicazione al paziente e ai familiari,  incoraggiando domande sulla malattia e sulle possibili conseguenze, è fondamentale. Una buona informazione, inoltre, rende più disponibili i pazienti a effettuare tutti i necessari controlli e a seguire scrupolosamente le terapie non solo ospedaliere ma anche quelle “a casa”. Da questo punto di vista, una fase estremamente importante e delicata in termini di comunicazione, consiste in una chiara spiegazione di che cos’è la patologia, cosa comporta, qual è il programma terapeutico con le prospettive e le possibilità che lo caratterizzano. Di grande rilevanza è il coinvolgimento del familiare che può enormemente favorire la gestione del nuovo assestamento.
 
Associare alla competenza clinica buone capacità comunicative e di ascolto è un requisito molto importante per un medico che deve affrontare la difficile sfida posta dalla complessità di una malattia cronica e sistemica.
 
La qualità dell’approccio relazionale che ciascuna figura dell’equipe curante è in grado di dare, dal medico di medicina generale, allo specialista di reparto, agli infermieri, fisioterapisti etc. può facilitare ampiamente l’adattamento alla malattia e ai trattamenti terapeutici. Di fatto un buon lavoro in equipe comporta notevoli vantaggi: maggiore efficacia dei programmi di cura, condivisione delle problematiche correlate alla malattia, migliore gestione delle dinamiche emotive.
 
In definitiva, si può affermare che la relazione medico-paziente si evolve da un rapporto “unidirezionale”, in cui il paziente si limitava a seguire passivamente le decisioni del medico, a un rapporto informato e quanto più possibile condiviso, che consente al malato di partecipare attivamente alla cura e di adeguare alla nuova condizione, in modo consapevole, le proprie aspettative di vita e gli obiettivi che ne derivano.
 
 
 
 

Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e la Onlus LEGA ITALIANA SCLEROSI SISTEMICA , che opera sul territorio nazionale per informare, sensibilizzare ed educare. E’ possibile ricevere materiale informativo sulla patologia ed un valido supporto e orientamento per  pazienti e  familiari.  
Per maggiori Informazioni: 02 89866586
Twitter @ScleroSistemica 
 

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