Fondazione Zoé

Guerra a colpi di spot fra medici e avvocati. Video e controvideo sulla malasanità. 

“Se ritieni di essere stato vittima di un caso di malasanità hai 10 anni di tempo per reclamare ciò che ti spetta. Fai sentire la tua voce. Zero anticipi, zero rischi”.
Questo è, più o meno, lo spot comparso in rete da parte di una società “Obiettivo Risarcimento”, costituita da esperti, avvocati, e medici legali che si occupa di gestione di danni alle persone. Potete vedere lo spot qui di seguito:


Devo riconoscere che l’invito, ancorchè poco elegante, è sicuramente efficace. Fa infatti balenare nella mente del destinatario non solo l’idea di veder riconosciuti i propri diritti, ma anche quella di ricavarci un bel po’ di quattrini. Vorrei solo mettere in guardia chi fosse interessato che un risarcimento si ottiene solo se si vince la causa, altrimenti rimangono le spese processuali e gli avvocati da pagare e zero anticipi non è sempre sinonimo di zero spese.

Il controspot dei chirurghi mi ha invece deluso. Eccolo per voi qui sotto:

Lo trovo retorico, autocelebrativo e contraddittorio. In ultima analisi inefficace. Accompagnati dalla dolce musica di un pianoforte, i chirurghi ci fanno sapere che il loro è un mestiere difficile e faticoso, ma loro sono sempre presenti, professionali e responsabili. 

La contraddizione è insita nell’affermazione che ogni anno, migliaia di denunce per lo più infondate, spingono bravi chirurghi a non operare e giovani medici a non scegliere le specializzazioni chirurgiche. In realtà i chirurghi che per paura di qualsiasi cosa si rifugiano nella Medicina difensiva non sono bravi chirurghi. In quanto ai giovani medici, se hanno dei dubbi prima ancora di iniziare, è bene scelgano un’altra strada. Ce ne faremo una ragione, la chirurgia non è per tutti.
Il chirurgo deve invece pretendere di essere tutelato dalla Amministrazione per la quale lavora che deve provvedere, in qualsiasi circostanza e gratuitamente, ad una difesa di qualità. L’Organizzazione sanitaria, per parte sua, deve promuovere insieme ai medici, la partecipazione a tutti i processi che mirino al miglioramento della qualità delle prestazioni ed alla sicurezza dei pazienti. La prevenzione dell’errore fa parte dei doveri morali di tutti i professionisti della salute.
Detto questo non è certo proclamando la propria bravura e dedizione che i chirurghi vedranno diminuire i contenziosi legali e in questo sta l’inefficacia del messaggio.
 
Ancora una volta la via maestra è quella del dialogo col malato o con i familiari se il malato è in condizioni critiche. Un dialogo ricco di informazioni, di decisioni da prendere insieme per intraprendere un percorso che può essere lungo o breve e che può presentare rischi ed eventi inaspettati, un percorso da condividere nel massimo rispetto e trasparenza dove ognuna delle parti è chiamata ad assumersi le proprie responsabilità.
È questo il concetto di Consenso Informato che ha valore solo se redatto con scrupolo e precisione, firmato dal paziente e controfirmato dal chirurgo. Non solo per proteggere l’operato del medico, ma anche per garantire i diritti del malato. Diritto a comprendere cosa gli sta succedendo, diritto ad accettare una cura piuttosto che un’altra, diritto a dire di no anche contro il suo stesso interesse. Perchè tutto sia chiaro fin dall’inizio della storia e perchè il paziente che si affida abbia l’impressione di essere accolto.
È difficile che un malato, seguito con cura, si rivolti contro colui che ha sempre considerato il “suo” medico, non solo perchè bravo, ma anche e soprattutto perchè dotato di umanità ed empatia.

Non sempre un evento avverso in chirurgia è diretta conseguenza dell’imprudenza, dell’imperizia o della negligenza del medico. Il malfunzionamento di una macchina, una disattenzione dell’anestesista o del personale che ruota in una sala operatoria possono causare la catastrofe. Ma quando l’errore è evidente non è lecito intorbidare le acque per far sì che la verità non venga mai a galla. Anzi, come suggerisce un’ampia sintesi della letteratura americana, in queste occasioni la trasparenza deve essere perseguita per un dovere di onestà e le relative scuse al malato devono essere fatte per un senso di profondo rispetto.
Ci arriveremo mai?
 

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