Fondazione Zoé

Il nostro crescente bisogno di stare bene come un diritto dovuto… voi che ne pensate?

Si respira nell’aria un grande bisogno di “accudimento”. Molta pubblicità ci spinge a comperare i più diversi prodotti in nome del nostro diritto a “prenderci cura” di noi, a “concederci” soddisfazioni cui abbiamo diritto, come se gli oggetti acquistati potessero garantire una migliore qualità di vita. Ma crescono anche le pretese, o meglio la sensazione di un diritto dovuto, verso le istituzioni e lo Stato: che deve essere presente per aiutare, prevenire, curare, riparare… Così per es. i soccorsi non sono mai abbastanza veloci, i medici non fanno mai abbastanza bene, gli aiuti di stato (per es. in caso di maltempo) sono invocati prima ancora che si faccia la conta dei morti…Certo, dietro tutte queste richieste c’è davvero una carenza o un ritardo di chi dovrebbe dare assistenza e aiuto. Ma l’impressione è che la realtà del bisogno sia amplificata da una enorme attesa di cura, di attenzioni, di “qualcuno che si occupi di me”.  
Del resto le patologie da intolleranza del rifiuto affettivo aumentano (si vedano i delitti da non accettazione delle separazioni) così come le aggressioni a scopo sessuale o anche i suicidi e i delitti per la intolleranza di una vita di malattia o vecchiaia. Crescono anche tutte le dipendenze, dalla droga all’alcol al gioco, segno inequivocabile di un bisogno di “essere felice” che non trova risposta sufficiente nella realtà. I figli dinnanzi a un qualsiasi rifiuto dei genitori se ne escono sempre più spesso con la fatidica frase: “sei tu che mi hai voluto mettere al mondo, ora devi darmi ciò che mi fa felice!”.
Ma dove stiamo cercando chi si potrà prendere cura di noi secondo i nostri infiniti desideri di accudimento?

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