Fondazione Zoé

Invecchiamento ed etica: inauguriamo un nuovo percorso di riflessione con il filosofo Vigna.

L’invecchiamento della popolazione in Occidente è un fatto noto a tutti, perché sotto gli occhi di tutti, da mattina a sera. Ma le trasformazioni che questo fatto progressivamente induce nella quotidianità dei singoli non sono facilmente censibili. Alcune sono vistose, altre sono appena percepibili. Vistoso è il numero delle persone anziane e anche molto invecchiate nei luoghi pubblici (strade, supermercati, riunioni politiche ecc.) o privati (posti di lavoro, nuclei familiari, luoghi di vacanze ecc.); molto meno vistoso è ciò che questo genera nei modi di pensare comuni, nei costumi e persino nella riflessione personale.

I media sembrano, almeno per ora, svolgere una funzione sostanzialmente occultante, perché sono ossessionati dalla necessità di diffondere messaggi pubblicitari gradevoli. Così, parlano quasi sempre dei giovani non solo quando si rivolgono ai giovani, ma anche quando si rivolgono agli adulti e agli adulti anziani. La pubblicità esalta permanentemente corpi di ventenni, agili e snelli, pieni di vitalità e di salute, e promette a tutti, ammiccando, l’accesso al sogno di possederli in proprio.

Tacitamente, poi, ognuno si rende conto di quanto diversa sia la realtà. Il corpo reale sempre meno è il corpo del bambino delizioso o della bella ragazza o del giovanotto pieno di energia. E’, piuttosto, un corpo che ha bisogno di cure, se non altro, perché avanti con gli anni. Ed è un corpo che porta i segni della fragilità e della rapidità del declino. E poiché il declino del corpo viene confusamente percepito come declino dell’intera esistenza personale, la drammaticità strisciante della vanità del sogno si fa strada nascostamente, ma dappertutto. Tutti vogliono restare o quanto meno sembrare giovani (diete, cosmetici antirughe, attività fisica programmata alla preservazione di certi livelli di metabolismo o di tonalità muscolare ecc.), cioè tutti vogliono tenere lontana, e persino negare, la senescenza incipiente o anche avanzata.

Insomma, mentre tutti diventiamo più vecchi, tutti temiamo di più la vecchiaia. Anzi la prendiamo in odio, perché crediamo che ci impedisca di partecipare al banchetto della vita opulenta, efficiente, brillante, come quella che a volte vediamo celebrata negli spot televisivi, tra un sorso di Coca Cola e un altro. Istigatrice, dunque, una ideologia giovanilistica a buon mercato, che pare far da sarcastico contrappunto ad uno scenario, come quello nostro, occidentale, in cui la senescenza silenziosamente, ma inesorabilmente occupa gli spazi di vita disponibili e tiene in mano, oggi forse più di ieri, tutte o quasi tutte le leve del potere politico, economico e culturale.

 
continua…

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