Fondazione Zoé
L’interesse legato al tema della malasanità è in continuo aumento in tutti i paesi industrializzati, segno anche di una maggior consapevolezza dei pazienti verso i loro diritti. Negli Stati Uniti è sempre stato difficile leggerne le proporzioni dal momento che i dati sulle specializzazioni particolarmente coinvolte e sulla quota di risarcimenti richiesti risalivano agli anni 80.
Per questo motivo Anupam Jena e colleghi dell’Harvard Medical School (USA), hanno analizzato dati relativi alla “malpractice” dal 1991 al 2005 per tutti quei medici coperti da assicurazione. Lo studio, estremamente ponderoso, ha evidenziato delle limitazioni dal momento che si riferisce solo ai professionisti assicurati, tuttavia può aiutare a dare una spiegazione sulla percezione che hanno i medici su questa tematica.
 
Il lungo periodo della ricerca è stato suddiviso in tre intervalli per valutare la variazione nel tempo dei tassi di reclami per negligenza nelle diverse specialità mediche, sia ad alto che a basso rischio, definite come le cinque specializzazioni con le percentuali più alte e più basse di medici che hanno ricevuto almeno un reclamo in un anno. I dati sono stati analizzati considerando sia l’entità dei risarcimenti secondo l’età del medico, in modo da poter stimare anche il rischio cumulativo di reclamo durante la carriera professionale.
 
I risultati ottenuti mostrano che ogni anno il 7,4% dei medici presi in esame aveva ricevuto un reclamo per malpractice, di cui solo l’1,6% si è concluso con il risarcimento in denaro. La probabilità dei medici di affrontare questa spiacevole situazione varia dal 19,1% per la neurochirurgia e a seguire la chirurgia cardio-toraco-vascolare, la chirurgia generale mentre risulta essere più bassa per medici di famiglia, pediatri e psichiatri. Si calcola che all’età di 65 anni il 99% dei professionisti cha praticano attività considerate ad alto rischio affronta un’azione legale, che tuttavia non necessariamente si conclude con il pagamento di un risarcimento. Per le specializzazioni a basso rischio, la percentuale è decisamente più bassa.
 
Alta è la preoccupazione dei medici per la sicurezza del paziente e della loro professione verso i problemi legati alla malasanità. Pur attivando un’assicurazione, questa certo non copre problematiche di tipo indiretto come stress, ulteriore carico di lavoro e danni per la reputazione. Questo porta gli operatori sanitari ad avere una maggior attenzione verso una medicina preventiva e cautelativa nei loro riguardi. 
 

Fonte: Anupaman, 2011. Per approfondimenti 

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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