Fondazione Zoé

Che cosa ci rende umani a modo nostro, tra geni, sviluppo e cultura? Verità ed errori…

La teoria dell’evoluzione è una delle più grandi conquiste dell’intelletto umano. Ci ha permesso di capire da dove veniamo, come siamo imparentati con tutti gli altri esseri viventi, quali relazioni ci legano all’ambiente in cui viviamo. Il suo fondatore, Charles R. Darwin, predisse che l’evoluzione per selezione naturale avrebbe saputo prima o poi spiegare anche i segreti della mente umana: il senso estetico, i giudizi morali, le credenze religiose, il linguaggio. Per un secolo e mezzo gli evoluzionisti ci hanno provato, non sempre con esiti incoraggianti. Homo sapiens è una specie difficile da studiare, e poi siamo noi che cerchiamo di ricostruire la storia che ha portato fino a noi (situazione circolare scivolosa…).  

Da un paio di decenni alcuni psicologi, autoproclamatisi “evoluzionisti”, si sono convinti di aver trovato la soluzione. Con quattro formulette pensano di aver capito la storia naturale della mente umana.

Alcuni di questi pensano che il nostro cervello sia fermo all’età della pietra, come se la selezione naturale ci avesse plasmato nel Pleistocene e poi abbandonato al nostro destino. Sui mass media spopolano i riferimenti all’evoluzione biologica dei comportamenti umani, soprattutto politici e sessuali. Dire che l’evoluzione ci ha programmati fin dal Paleolitico, nella savana africana, per avere un determinato impulso innato è una tentazione irresistibile, che ci fa raccontare un sacco di storie fantasiose e zeppe di stereotipi sociali.
Ma è corretto richiamarsi a Darwin per difendere queste tesi?
 
Chi meglio di un evoluzionista e darwiniano al di sopra di ogni sospetto, quale è Telmo Pievani, poteva cimentarsi in una critica ironica di questa bizzarra ma persuasiva «psicologia evoluzionistica pop»? Con uno stile narrativo pieno di gustosi esempi tratti dalla letteratura scientifica e parascientifica, “Evoluti e abbandonati” getta le basi per un approccio che non consideri la mente umana come una “macchina di istinti” ossessionata soltanto da sesso, geni e competizione, ma come un “bricoleur” che, da sempre, si adatta all’imperfezione e all’imprevedibilità della nostra storia naturale e culturale. La tesi non è che l’evoluzione non abbia niente da dire sul cervello umano, ma al contrario tantissimo. Il problema è come finora gli psicologi hanno applicato le idee darwiniane.
L’evoluzione continua, con i buoni vecchi mezzi di una volta, e con qualcuno di nuovo. Non siamo una sommatoria di istinti adattativi del passato, ma una specie particolarmente dotata di plasticità e flessibilità.

La posta in gioco è alta: che cosa ci rende umani a modo nostro, tra geni, sviluppo e cultura? L’incontro con l’autore Telmo PIevani, in Fondazione Zoé giovedì 19 giugno alle ore 18, sarà un’occasione per condividere alcune di queste teorie e per discuterle, non senza una salutare dose di ironia. 


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