Fondazione Zoé
Sul tema della responsabilità dei medici, nel 1999 l’Institute of Medicine (IOM) pubblicò un rapporto intitolato “Errare è umano: costruire un sistema più sicuro”, nel quale si cercava di identificare modalità per prevenire errori medici, e, nel contempo,  ribadiva il concetto di responsabilità personale affermando che “le persone devono stare attente e ritenersi responsabili delle proprie azioni”. La posizione dello IOM rifletteva sostanzialmente gli obiettivi del sistema di giustizia civile statunitense, dove la responsabilità individuale rappresenta un elemento necessario per affrontare i casi di errore medico. 
 
A più di 10 anni dalla pubblicazione di questo rapporto, due ricercatori americani di estrazione professionale diversa – legislativa e medica – Steven Pegalis della facoltà di Giurisprudenza (New York) e Sonny Bal ortopedico dell’Università del Missouri (Columbia) si sono posti la domanda se l’informazione acquisita da errori medici, riguardanti casi già sentenziati in sede di giustizia civile, potesse essere utile a promuovere la sicurezza dei pazienti e quindi ridurre i motivi di processi. I due ricercatori hanno dapprima preso in considerazione le società mediche statunitensi che avevavo sistematicamente valutato i casi di errori medici nelle loro specialità e che avevano poi sviluppato dei canoni di comportamento per i loro medici. Successivamente hanno esaminato la letteratura medica per verificare se l’applicazione di questi canoni avesse portato dei benefici. I risultati di questa ricerca, pubblicata nel 2012, hanno evidenziato che, operando in tal modo, almeno due specialità mediche, anestesiologia e ostetricia, che nel passato avevano affrontato diverse situazioni di malasanità, erano riuscite a ridurre drasticamente i casi di errore medico.
 
Pur riconoscendo che la ricerca non può considerarsi esaustiva – in particolare nel caso di alcune specialità mediche che avevano da poco sviluppato i propri specifici canoni di comportamento ma non avevano avuto un tempo sufficiente per vederne concretizzati i benefici –  Pegalis e Bal ritengono che questa metodologia sia utile per sviluppare modi di operare importanti per la sicurezza dei pazienti. I due ricercatori sottolineano nel contempo la necessità che le società mediche rivedano periodicamente i loro canoni per adeguarli ai continui cambiamenti delle tecnologia medica e alla crescente attenzione dei pazienti verso la propria salute. 
Definire canoni di comportamento, quindi, sembra rappresentare un metodo efficace per aumentare la sicurezza del paziente e potrebbe dare, in termini di riduzione delle cause per errori medici e costi della sanità, risultati comparabili a quelli di un’eventuale riforma medica, che assicuri l’immunità al medico in caso di errore professionale.

Fonte: Pegalis,Sonny Bal, 2012. Per approfondimenti

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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