Fondazione Zoé
 
C’è un ampio consenso sul fatto che comunicare l’eventuale errore medico, oltre che essere eticamente e legalmente appropriato, risulti positivo per i pazienti, per i medici e le organizzazioni mediche, riducendo i processi per negligenza medica e aumentando la soddisfazione dei pazienti. Sebbene siano previste diverse modalità di intervento, davanti a questa problematica la classe medica si dimostra più lenta a questo cambiamento non solo per il peso etico del problema, ma anche per le diverse implicazioni giuridiche che presenta ogni caso. 

Da queste premesse nasce un nuovo modello proposto dai ricercatori dell’Indiana University-Purdue University Indianapolis (USA), focalizzato sulla gestione della relazione con i pazienti in casi di malpractice. L’articolo è firmato anche da Sandra Petronio, ideatrice della Communication Privacy Management Theory (CPM) teoria che si concentra sui processi che utilizzano le persone per determinare quando e come scegliere di omettere o rivelare informazioni private. Sulla base di questa teoria e sulla letteratura precedente è stato sviluppato uno schema composto da due fasi che i medici potrebbero seguire nella discussione dell’errore con assistito e familiari. Questo “piano di gestione della divulgazione dell’errore” (MDPM) prevede una prima fase di preparazione del medico a cui segue una strategia di comunicazione. È necessario che il professionista sia consapevole dell’errore commesso in modo che le sue parole si incontrino con le esigenze del paziente, valutando le possibili barriere emozionali che ci sono inevitabilmente. Il secondo punto prevede un metodo in grado di rivelare lo sbaglio mantenendo integra la relazione con il paziente, anzi aiutandolo a capire le circostanze in cui si è verificato per rafforzarne la fiducia verso i medici coinvolti. 
 

È necessario esporre in tempi brevi l’errore, valutare il contesto dove avverrà il colloquio, con particolare attenzione alla tempistica e alla presenza/assenza di altre persone e organizzare il contenuto del messaggio, attenendosi a strategie di comunicazione che abbiano una sequenza logica. Le prime parole sono fondamentali per preparare mentalmente ed emotivamente il paziente. Solo successivamente si sviluppa un messaggio che fornisca dettagli circa gli eventi, utilizzando un linguaggio semplice e costruito in modo progressivo. Scusarsi è un passo necessario per fornire sostegno emotivo all’assistito danneggiato, spiegando le circostanze dell’errore, mostrando tutta la propria responsabilità e dando spiegazioni dettagliate sulle azioni correttive possibili. 
 

Fonte: Petronio, 2013. Per approfondimenti

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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