Fondazione Zoé
Negli ultimi anni una pandemia (l’influenza del ceppo A(H1N1) nel 2009) e alcuni virus con potenziale pandemico, come quello della SARS nel 2002, hanno rappresentato una seria emergenza per la salute pubblica, causando morti e gravi danni all’economia. Nel futuro ci si aspetta che nuovi virus sfideranno le autorità nazionali a funzionare in modo più efficiente, ed è per questo che analizzare i fatti del passato può essere d’aiuto per arrivare preparati.
 
Sul New England Journal of Medicine, Harvey Fineberg, che presiedette il comitato internazionale richiesto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per valutare la risposta globale alla pandemia H1N1 del 2009, riporta il suo punto di vista prestando particolare attenzione al funzionamento del Regolamento Sanitario Internazionale 2005 (RSI) e alle prestazioni dell’OMS.
Il RSI  consiste in una serie di disposizioni entrate in vigore nel 2007, che delineano le responsabilità dei singoli paesi in caso di emergenze sanitarie e stabilisce un ruolo di primo piano per l’OMS nel dichiarare e gestire tali situazioni. Secondo l’autore, alcune di queste disposizioni si sono rivelate molto utili, come ad esempio gli approcci sistematici per la sorveglianza, i sistemi di allarme rapidi, la promozione della cooperazione tecnica e la condivisione del supporto logistico. Tuttavia, solo il 66% degli Stati membri ha risposto a un questionario dell’OMS nel 2011 sull’implementazione di tali disposizioni. Di questi, solo il 58% ha riferito di aver messo a punto i piani nazionali richiesti. 
 
All’OMS è stato assegnato il potere di dichiarare un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale e di assumere un ruolo guida nella risposta globale. Nel 2009 l’Organizzazione è riuscita a rilevare, identificare e caratterizzare il ceppo virale A(H1N1) in modo tempestivo e a monitorare l’evoluzione della pandemia. Ha fornito rapidi consigli su gruppi destinatari del vaccino e sulla dose, sull’assistenza per i paesi colpiti e ha inoltre garantito una distribuzione efficiente di oltre tre milioni di cicli di farmaci antivirali. Tuttavia nella sua review Fineberg ha anche evidenziato le difficoltà che l’OMS si è trovata a gestire: un budget limitato e la mancanza di flessibilità necessaria in queste situazioni. Inoltre è emersa una migliore capacità nel rispondere alle emergenze a breve termine rispetto alle minacce sanitarie globali come una pandemia. Fineberg ha anche sostenuto la mancanza di una rappresentazione coerente, misurabile e comprensibile della gravità della situazione e ha criticato l’organizzazione strutturata in fasi sulla diffusione pandemica, che egli considerava inadatta per la gestione operativa. Un altro problema da considerare, secondo l’autore, è il mancato riconoscimento delle critiche legittime, come le descrizioni incongruenti sul significato di una pandemia e la mancanza di una comunicazione tempestiva e aperta dei potenziali conflitti d’interesse, che minavano la credibilità dell’OMS.

Nonostante i problemi istituzionali, politici e gestionali, Fineberg sostiene che i vincoli fondamentali verso le pandemie sono rappresentati dai limiti della conoscenza scientifica (è tuttora impossibile predire quale virus influenzale diventerà  pericoloso e in quale misura) e della capacità tecnica (la produzione di vaccini è ancora troppo lenta per essere utilizzabile nella prima ondata di un’epidemia o pandemia). 

 

Fonte: Fineberg, 2014. Per approfondimenti 

 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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