Fondazione Zoé
Il problema della sovra-diagnosi e del sovra-trattamento in campo medico è stato evidenziato già da tempo, tuttavia anche se molti esami e trattamenti pare non apportino benefici ai pazienti continuano a essere prescritti per diverse motivazioni: per abitudine, per soddisfare le richieste pressanti dei pazienti, per evitare al medico problemi legali, per interessi economici, perché nelle organizzazioni sanitarie viene premiata la quantità delle prestazioni più della loro qualità.

Un evidente esempio di sovra-utilizzo delle risorse è riscontrabile in radiologia, dove il numero di apparecchiature di RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) e TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) presenta un rapporto, rispetto al numero di abitanti nel nostro paese, tra i più alti e spesso anche gli stessi radiologi si interrogano sull’appropriatezza e reale necessità degli esami prescritti. Infatti in campo sanitario non sempre fare di più significa aiutare a guarire e migliorare la qualità della vita, come sostiene Slow Medicine, definita una rete di idee in movimento, fondata nel 2011 in Italia da professionisti della salute e cittadini. Nella cura del paziente acuto e cronico l’orientamento di Slow Medicine è quello di ridurre gli sprechi, di utilizzare in modo appropriato le risorse evitando il sovra-utilizzo di indagini e di trattamenti, e di ridare importanza alla visita del paziente, alla sua storia e all’esame obiettivo. 
 

Proprio da questa rete nasce nel 2012 il progetto “Fare di più non significa fare meglio“, presentato recentemente sul British Medical Journal da Sandra Vernero, Cofondatore e Segretario Generale. Il progetto italiano è molto simile a quello già in atto negli Stati Uniti con il nome di “Choosing Wisely”, promosso dalla fondazione ABIM (American Board of Internal Medicine) a cui hanno aderito nove società scientifiche specialistiche che hanno individuato ciascuna una lista di trattamenti o servizi comunemente utilizzati messi in discussione da pazienti e clinici.
 
L’invito che Slow Medicine rivolge alle società scientifiche italiane, spiega la Vernero, è di individuare ognuna una lista di cinque test diagnostici o trattamenti, a partire da quelli già indicati negli USA, che sembrano non apportare benefici significativi, ma al contrario possono esporre i pazienti a rischi e costi evitabili. 
Grazie al coinvolgimento di professionisti della salute, il progetto spera di poter evidenziare le cause più evidenti di spreco per ridurre i costi del servizio sanitario migliorando al tempo stesso qualità e sicurezza delle prestazioni.

Fonte: Vernero, 2014. Per approfondimenti

 
 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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