Fondazione Zoé

Nel mese mondiale dell’Alzheimer, il racconto di un evento ricco di contaminAzioni.

Un format inedito. Una palestra di pensiero e condivisione. Venerdì scorso Zoé, in collaborazione con il Comune di Vicenza, l’ULSS6, l’Ipab ed A.V.M.A.D., ha lanciato la sua prima contaminAzione riunendo, in una riflessione informale ospitata a Palazzo Giustiniani Baggio a Vicenza, persone appartenenti ai più diversi ambiti della comunità berica per una riflessione condivisa attorno ad un tema di salute. Nel mese mondiale dedicato all’Alzheimer la scelta è caduta proprio su questo disagio, paradigma dell’invecchiamento della nostra società e sfida vivente all’attuale modello assistenziale. A stimolare gli intervenuti, snocciolando dati, esperienze, considerazioni etiche e testimonianze, sei opinion leader guidati da due moderatori, Paolo Fortuna, medico e dirigente dell’Ulss 6 di Vicenza, e Giuseppe Frangi, giornalista e direttore di “Vita”.  

 
“In tutto il mondo, il 13% degli over 60 richiede assistenza a lungo termine”, ha spiegato Alberto Cester, tra i massimi esperti sulla demenza senile in Italia e primo opinion leader a rompere il ghiaccio di ContaminAzioni. “Entro il 2050, il numero totale di anziani con esigenze di tipo assistenziale è destinato a triplicare, passando da 101 a 227 milioni di persone. Detto questo non bisogna cedere al pessimismo delle cifre ma prendere coscienza che siamo di fronte ad una malattia che sfida l’opinione pubblica perché è diversa, non ha (ancora) una guarigione, condanna alla cronicità dell’esistere e minaccia il principio stesso di autodeterminazione delle persone”. “La demenza, come tutte le malattie che indeboliscono la mente, è un disagio che ci terrorizza perché somiglia ad un lento morire, ed è per questo che tendiamo ed evitarla e non vederla”, ha continuato Carmelo Vigna, filosofo e bioeticista. “Noi siamo chiamati prima di tutto, come società civile, a sconfiggere la paura di queste malattie e combattere la tentazione etica dell’emarginazione che colpisce malati e famiglie”.

Il professore e sociologo padovano Renzo Scortegagna ha ribadito come imbarazzo e vergogna spesso accompagnino i familiari di chi è colpito da una qualche demenza trasformando l’isolamento in una separazione etichettata che toglie benessere alla società e si trasforma in mancanze: di amore, attenzione, informazione e servizi”. Un esempio di come invece la comunità sia riuscita, unita, a superare paure e difficoltà nell’affrontare una sfida di salute è venuta da Francesco Gallo, direttore dei Servizi Sociali dell’Ulss 8 di Asolo. Proprio nel territorio tra Castelfranco, Asolo e Montebelluna sono stati recentemente inaugurati i primi Centri Sollievo (20 unità a cui se ne aggiungeranno altre 10), luoghi dedicati alle famiglie dei malati e dove quest’ultimi vengono presi in carico come persone e non come portatori di una qualche patologia, grazie anche al contributo di oltre 400 volontari. “I Centri Sollievo sono una risposta che la comunità ha dato a se stessa”, racconta Gallo. “E’ il primo vero esempio veneto di welfare di comunità. Questi luoghi funzionano grazie al contributo di tutti nessuno escluso: dai sindaci che hanno accettato di costruirli, agli assistenti sociali che vi lavorano dentro, assieme ai geriatri, ai volontari, agli operatori sanitari e a molti imprenditori illuminati che si sono fatti “contaminare” dall’idea”. Tra questi, simbolicamente, vi è anche Andrea Stella, Presidente del Gruppo Giovani Industriali di Vicenza ed emblema della promozione all’accessibilità con il suo “Spirito di Stella”, che ha ricordato come il presente necessiti di essere ricalibrato verso uno stare assieme sostenibile. “All’origine del progresso c’è sempre un’idea di sostenibilità: l’sms è nato per utenti sordomuti ed ora è un mezzo di comunicazione dalla diffusione ben più ampia; stessa sorte è toccata al telecomando, creato all’origine per chi aveva difficoltà motorie. Una società accessibile, che superi disabilità motorie e cognitive conviene a tutti”. Sulla stessa linea anche l’architetto antroposofo Giuseppe Guasina, secondo il quale l’architettura – che è la contaminazione per eccellenza – avrebbe grande responsabilità nel ridisegnare una comunità più vicina alle esigenze di tutti. “Per trattenere l’elemento della consapevolezza in un malato di Alzheimer dobbiamo ritornare ad un’architettura stimolante e colorata che dia vita allo spazio e dialoghi con l’uomo”.

Nel corso della contaminazione c’è stato il tempo di ascoltare vari interventi provenienti sia dal mondo dell’associazionismo cittadino sia dall’ambito medico-professionale e giuridico fino ad arrivare all’intervento critico di Franco Masello della Fondazione Città della Speranza. Masello ha provocato positivamente i presenti, chiamandoli ad una contaminazione di valori, non solo di idee, in cui il “dare”, nella misura in cui si può, diventi un dovere, non un atto di bontà. “Questa serata è stata un raggio di sole”, ha chiosato il sindaco di Vicenza Achille Variati, anch’egli catturato dalla contaminazione del momento, “perché ha cercato di combattere quello che in questi ultimi anni stiamo rischiando un po’ tutti, ovvero la solitudine. Invece bisogna creare comunità e a giudicare dalla presenza di tanti attori diversi, ce l’abbiamo fatta”.

 

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