Fondazione Zoé

Se si dice ipnosi, cosa pensate? Pendolini e occhi sbarrati?! Ma l’ipnosi cos’è in realtà?

Impossessarsi di un altro essere umano guardandolo negli occhi. È questa l’idea d’ipnosi che ancora molti di noi hanno oggi. Capita spesso di leggere cronache di furti e truffe realizzati mediante ipnosi. In realtà si tratta spesso di metodi confusionali che fanno erroneamente riferimento a questa tecnica. Show televisivi con fantomatici maghi (che teatralizzano per ovvie esigenze di share) contribuiscono a questa visione falsata di una metodologia completamente riconosciuta dalla comunità scientifica. L’ipnosi soffre dunque di connotazioni legate alla magia che ne impediscono una corretta diffusione.
 

UN BREVE STORIA DELL’IPNOSI

L’ipnosi è nota e praticata sin dall’antichità soprattutto presso le popolazioni dei paesi orientali. In Europa è stata proposta da F.A. Mesmer (1734-1815) che immaginava la possibilità di far passare un fluido magnetico dall’ipnotizzatore all’ipnotizzato, il cosiddetto “magnetismo animale”. Mesmer era partito dall’intuizione del potere magnetico della calamita; in seguito osservò che anche alcune persone erano dotate di questa capacità, tanto da riuscire a magnetizzare altre persone. Il suo metodo si sviluppò allora attraverso l’uso di mani che trasmettevano energie benefiche, bagni collettivi in tinozze contenenti “acque magnetizzate” e induzione di stati di coscienza alterati. Nonostante le sue fragili basi scientifiche, il mesmerismo conobbe una stagione di successo a Parigi ma fu condannato dall’Accademia delle Scienze e dalla Facoltà di Medicina di Parigi. Nel 1842, l’inglese J. Braid propose una spiegazione del fenomeno a livello neurologico coniando il termine “neuroipnologia”, dal quale deriva l’attuale ipnosi (dal greco “hypnos”, sonno) e inaugurando il metodo dell’induzione verbale. Negli stessi anni J.-M. Charcot (Parigi 1825-1893) neurologo e professore di anatomia patologica, concentrava i suoi studi medici sull’anatomia clinica del sistema nervoso. Egli adottò l’ipnosi per la terapia delle nevrosi, riscattandola dalla sua reputazione negativa. Dopo la seconda guerra mondiale l’atteggiamento della comunità scientifica nei confronti dell’ipnosi migliorò. Nel 1958 l’American Medical Association riconobbe l’ipnosi come metodo legittimo di cura in medicina e odontoiatria.  In Italia la prima Associazione scientifica per lo studio e l’applicazione dell’ipnosi, l’A.M.I.S.I. (Associazione Medica Italiana per lo Studio dell’Ipnosi), si costituì nell’aprile del 1960.

L’IPNOSI OGGI
 
Nel 2013 a Padova una donna con problemi di allergie ai farmaci è stata operata per un tumore alla pelle con l’ipnosi come sola anestesia. Diventa dunque fondamentale oggi conoscere l’ipnosi liberandola da una visione inesatta. Per questo motivo, durante la rassegna di Vivere sani, Vivere bene 2014 si avrà l’occasione di conoscere meglio questo metodo, grazie alla testimonianza di medici che la utilizzano e facendo luce sugli aspetti più oscuri a essa legati. Testimone d’eccellenza sarà proprio il dottore Enrico Facco che ha indotto l’ipnosi in quest’operazione chirurgica. Mercoledì 15 ottobre alle ore 18 presso la Fondazione Zoé, insieme al dott. Facco, i dottori Giuseppe Regaldo e Giuseppe Vignato presenteranno al pubblico questa pratica di cui oggi si conosce ben poco. L’ipnosi clinica può infatti contribuire nella gestione del dolore, coadiuvando la cura di patologie senza l’ausilio di farmaci. Definita come uno di stato di coscienza modificato, attraverso di essa si possono elaborare obiettivi terapeutici, come l’analgesia e la sedazione. I casi in cui utilizzare tale tecnica sono selezionati e valutati singolarmente e sebbene non sia ancora molto diffusa, l’ipnosi trova legittimazione nel principio della libertà terapeutica e nel riconoscimento da parte della comunità scientifica. Come intervento sanitario deve essere praticata solamente da chi è abilitato all’esercizio della professione sanitaria, quindi un medico o uno psicologo che potrà procedere al trattamento solo dopo il consenso informato del paziente. 
 

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