Fondazione Zoé
 
Medico e farmacista mantengono un ruolo centrale nel counselling per il pubblico, un aiuto per la scelta e valutazione dell’informazione corretta anche attraverso l’uso della posta elettronica. Tuttavia nonostante l’elevata richiesta da parte degli assistiti di voler comunicare con il proprio medico online, soltanto il 20-25% dei professionisti in Europa e negli Stati Uniti utilizza questo metodo, che per gli altri è considerato a volte più una barriera che un aiuto.
 
Proprio su questo tema, Elinor Gunning, ricercatrice presso il Department of Primary Care and Population Health di Londra ritiene che il servizio di posta elettronica, se ben pianificato, potrebbe essere un sistema molto efficiente per migliorare la gestione di malattie croniche, la aderenza alla terapia  e aumentare la flessibilità nel rispondere a richieste urgenti rispetto ai metodi tradizionali.
Tuttavia pazienti e medici devono comprendere anche i limiti di questa applicazione in particolare per la forma del messaggio. Uno studio qualitativo condotto in UK ritiene che gli utenti siano generalmente consapevoli del pericolo di sovraccaricare il proprio medico con eccessive e inadeguate comunicazioni. L’indagine ha riportato che il 77% degli assistiti è riuscito a utilizzare un linguaggio virtuale appropriato, con frasi semplici, brevi e rilevanti, anche se preferisce un rapporto ‘face to face’ se si tratta di questioni più gravi. La maggioranza degli assistiti ritiene infatti che la posta elettronica sia molto utile per prendere un appuntamento, chiedere una consulenza ordinaria, ricevere avvisi sulle visite e sui risultati di alcuni esami, ma non crede che sia un metodo appropriato per comunicare necessità urgenti o informazioni altamente riservate o confidenziali.
 
Per Emma Richards, ricercatrice presso il Department of Primary Care and Public Health di Londra, è necessario essere più accorti nell’utilizzo di questo tipo di interazione, non essendoci prove sul fatto che lo scambio di e-mail tra medici e assistiti sia efficace per entrambi. Il medico si trova un sovraccarico di lavoro senza rispondere correttamente alle aspettative del paziente, anche una risposta non tempestiva può creare disagio. Una telefonata rende più immediata e verificabile la vera situazione clinica: il tono di voce, il respiro e lo stato d’ansia sono un aiuto per comprendere  la gravità del caso. Tra l’altro l’utilizzo del web è riservato a una popolazione più giovane che ha dimestichezza della tecnologia. In questo modo si esclude chi invece avrebbe un maggior bisogno di attenzioni come il paziente anziano, le minoranze etniche e le persone più disagiate creando un divario digitale che potrebbe aumentare le disuguaglianze sanitarie.  
 
Il rapporto medico paziente è un rapporto di tipo empatico che fa fatica ad essere sostituito dalla tecnologia: il contatto visivo, gli atteggiamenti verbali e non verbali vengono persi durante lo scambio elettronico.
Tuttavia non si può escludere che l’utilizzo della posta elettronica, in alcuni situazioni pratiche, quali la richiesta di prescrizioni ripetute o la richiesta di appuntamenti, possa essere effettivamente efficace.
 
Fonte: Gunning R. – BMJ 2014 “Should patients be able to email general practitioner?
 
 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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