Fondazione Zoé

…e anche gli adulti non sono tutti uguali! Farmaci e bambini: come comportarsi?

Agli inizi della mia attività professionale – mi ero iscritta da poco all’Ordine dei Medici – una amica di famiglia mi chiamò perché il figlio non stava bene. Nella camera da letto mi sono trovata di fronte ad un bambino di circa due anni, sudato ed evidentemente sull’orlo del collasso. Ho chiesto che cosa fosse successo, mi spiegò che il bambino aveva la febbre alta e quindi aveva pensato di dargli un antipiretico. Ero abbastanza giovane per non avere remore a “scaraventare” una madre in ansia, oggi sarei più gentile, ma ero furiosa per la leggerezza con cui era stata messa a rischio la salute del piccolo. Che, per tranquillità di chi legge, si è ripreso abbastanza velocemente.

Da quel giorno ne ho visti ancora, di bambini in difficoltà a causa di farmaci mal somministrati, non necessariamente per scelta dei genitori. Per questo ho guardato da subito con interesse lo spot della campagna istituzionale AIFA che gira in questi giorni su tutte le reti a tutela appunto dei soggetti fragili. Perché è ben fatto, lancia slogan comprensibili – i bambini non sono piccoli adulti – e contribuisce certo a rafforzare la consapevolezza che con i farmaci non si scherza. 
 
Resta sullo sfondo tuttavia il problema reale, cioè che non ci sono o sono pochissimi, banalmente, i farmaci testati direttamente sui bambini. La sperimentazione sui minori è ammessa infatti solo dopo che i farmaci hanno terminato la loro lunga trafila sugli adulti, se sono farmaci solo ad uso pediatrico le maglie sono ancora più strette. Ovviamente è giusto tutelare i minori e le donne incinte e gli anziani. Ma, come dice Amleto, “il meglio è nemico del bene”, quindi la tutela è uno scudo sia contro gli abusi che contro la possibilità di aiuto. È chiaro che se sei di fronte ad un bambino che sta male usi ciò che hai, cercando di limitare i danni, perché non ci si può sempre permettere di lasciare che le malattie guariscano da sole. Tutti i medici sanno che non è solo questione di dose/ peso, tuttavia spesso non si ha scelta, fai ciò che puoi. Ed i genitori devono anche loro scegliere sulla base di ciò che viene loro detto dai medici, in condizioni comunque sempre non serene, perché c’è di mezzo un figlio.
 
Ieri ad es. sul New York Times è apparso un interessante articolo su un tema di crescente attualità, la terapia di bambini autistici, che sembra avere risultati migliori se si usano due farmaci piuttosto che uno solo, come avviene oggi. Solo che non ci sono dati su questo, si è agli inizi, si va per tentativi e per un genitore è davvero difficile prendere una decisione che può persino peggiorare una patologia peraltro inguaribile.
Esiste all’interno della comunità scientifica e delle autorità regolatorie la consapevolezza sia del problema che dell’urgenza. Infatti da anni è stato costituito un gruppo di lavoro a livello europeo volto a predisporre linee guida per la sperimentazione sui minori e ad incentivare la ricerca di nuovi farmaci. Ma i processi di cambiamento sono per loro natura complessi e lenti e quindi ne vedremo la ricaduta solo tra qualche anno.
Lo spot indica intanto che qualcosa si sta muovendo, peraltro in un paese in cui è in crescita l’esercito dei genitori che non vogliono usare nessun farmaco, che non si fidano della medicina occidentale, che rifiutano i vaccini. Ma questo è un altro argomento. O forse è solo la faccia speculare dell’uso indiscriminato dei farmaci.
 

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