Fondazione Zoé
In Europa, l’Italia si conferma il Paese in cui si vive più a lungo e gli esperti prevedono che il limite biologico di 120 anni non sarà così lontano da raggiungere.
Il tema della salute negli anziani sta acquistando sempre maggior importanza nella nostra società, che sta vivendo una sorta di “rivoluzione demografica”: si stima che nel 2025 vivranno circa 1,2 miliardi di persone sopra i 60 anni e nel 2050 si arriverà a quasi 2 miliardi, questo grazie anche a una migliore prevenzione e cura delle malattie.
La conferma arriva anche da un altro dato: dagli anni ’80 ad oggi si sono registrate ogni anno circa 42 mila morti in meno per problemi cardiovascolari. Si sta quindi assistendo a un ritardo d’insorgenza di alcune patologie di circa dieci anni rispetto al passato.
Sebbene il rischio di ammalarsi aumenti con l’età, i problemi di salute non sono una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Proprio su questa tematica, in un articolo del 1937 rivisitato recentemente su JAMA, sono analizzate alcune malattie che insorgono durante la senescenza e vengono divise in due grandi categorie: quelle che possono insorgere anche negli anni adolescenziali e quelle che invece riguardano i processi degenerativi.
Nell’anziano a volte i sintomi possono essere così lievi da rendere difficile formulare una diagnosi, è importante però non sottovalutarli perché possono portare a gravi complicanze.
 
La medicina moderna ha regalato alle persone un’attesa di vita più lunga, sia grazie a nuovi farmaci e a procedure chirurgiche che si possono eseguire anche in età avanzata.  
Non si può però ignorare che con l’incremento di persone in età senile siano aumentati i problemi legati alla salute fisica e mentale: vi sono anziani che stanno bene, mantenendosi attivi e autonomi in grado di affrontare la vecchiaia con fiducia, comunicano e interagiscono con gli altri continuando a essere creativi. Non per tutti è però così: difficoltà, solitudine ed emarginazione influiscono in modo pesante sulla salute, compaiono i primi disturbi che possono aggravarsi con gli anni proprio a causa dell’insicurezza che porta a temere cambiamenti, a essere disorientati e lentamente a perdere la propria autonomia e ad ammalarsi più facilmente.
 
La vecchiaia non è una malattia, ma un’età in cui si può meglio condividere la propria esperienza, insegnarla essere ancora un elemento attivo per la società, allenando mente e corpo. Da diversi anni si festeggia la giornata dei nonni, per sottolineare sempre più il ruolo che può avere l’anziano all’interno della società. Questa vitalità è costruita gradualmente durante la vita, concentrando la propria attenzione sulla prevenzione come messaggio primario fin da giovani per diventare attivo in età avanzata adottando uno stile di vita sano che includa una regolare attività fisica e un corretto regime alimentare. Inoltre seguire misure di diagnosi precoce può prevenire la comparsa di malattie cardiovascolari e neurodegenerative. Quale può essere il confine tra salute e malattia nella terza età? Certamente si riduce il margine di sicurezza biologico, ma possono aumentare diverse capacità di adattamento per vivere questo periodo della vita. Molti sono i fattori che intervengono, da quelli genetici a quelli economici, affettivi e culturali e questo rende sempre più sottile il confine tra i segni di un invecchiamento fisiologico e l’evoluzione patologica.
 
Esistono, infatti, tanti modi di invecchiare e ogni anziano richiede un’attenzione diversa: aiutarli a sentirsi ancora utili è un dovere sociale che necessita l’impegno non solo della famiglia, ma anche della struttura sanitaria. E’ importante accompagnarli nella vecchiaia, per orientarli a seguire in modo corretto terapie farmacologiche a volte complesse, controlli periodici, eventuali ricoveri per superare le difficoltà e la depressione che possono derivare dalla solitudine.    
 
Fonte: Reiling 2014.
 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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