Fondazione Zoé

In questi anni sono comparse nel  vocabolario parole nuove, molte mutuate dall’inglese.

Parole come follower, selfie, stalking, taggare, twittare e tante altre non si possono ignorare se si vuol capire cosa ci raccontano i giovani d’oggi.

Se uno di noi per definire in modo estremamente positivo e lusinghiero un tale usasse aggettivi come bello, ammirevole, interessante, simpatico o intelligente, apparirebbe immediatamente datato e superato. Dire semplicemente mitico è già più conciso e moderno, fico o figo a scelta è già meglio. Ma per ottenere l’incondizionata ammirazione di chi ci ascolta dobbiamo esclamare senza paura è cool che non vuol più significare che è fresco o peggio freddo, ma anzi che è attuale, originale, alla moda. Insomma il massimo!
 
Non solo dunque parole nuove, ma che hanno anche subito, nel corso del tempo, un mutamento semantico. Prendiamo ad esempio la parola simpatia (dal greco sun + pathos) che letteralmente significa soffrire insieme o provare insieme emozioni positive o negative come gioia e dolore. Nell’uso comune la parola è oggi usata solo per indicare un’emozione positiva e non comporta più un sentimento di reciprocità condivisa. Se, infatti, diciamo: “Quel tipo è simpatico” non significa necessariamente che noi siamo simpatici a lui. Possiamo addirittura simpatizzare per una squadra di calcio o per un partito politico senza ovviamente sperare nella reciprocità. La parola compassione (dal latino cum-­‐patior) ha la stessa etimologia di simpatia, ma l’uso che ne è stato fatto ha escluso le emozioni positive prendendo in considerazione solo la condivisione di dolore e sofferenza. Ma anche questa parola ha perso il significato di reciprocità ed ha assunto quello di misericordia che potremmo definire sentimento di compassione per le miserie altrui. A volte al posto della parola compassione si usa la parola pietà per indicare un sentimento che si nutre nei confronti di persone in condizioni tristi o disperate. La parola pietà però, ai tempi dei Romani, era sinonimo di amore per la famiglia, per il prossimo, per la Patria e per gli Dei. Era la Pietas che definiva il cittadino modello.

Voglio ricordare, per finire, una frase comparsa sui giornali di pochi giorni fa attribuita ad un politico: “Il nuovo Presidente della Repubblica dovrà avere tra le tante qualità anche il dono dell’empatia, capace di suscitare negli italiani un profondo coinvolgimento emotivo”. A mio avviso la parola empatia è usata a sproposito, ma conoscendo il personaggio come un politico colto (non è un ossimoro) ho voluto documentarmi. Le prime osservazioni sembrano darmi ragione. Oggi il termine empatia definisce un atteggiamento che tende a comprendere l’altro, lasciando da parte ogni simpatia e giudizio morale. Nulla quindi che possa suscitare un profondo coinvolgimento emotivo, ma strumento utile a chi esercita una professione e che desidera conoscere cosa passa per la testa di chi gli sta di fronte. Pensiamo ad un medico che ascolta un malato che gli riferisce della sua malattia, ad un avvocato che è interessato alle vicende del suo cliente, ad un architetto che voglia conoscere i gusti e le tendenze di una persona alla quale deve ristrutturare una casa. L’empatia così intesa è quindi utile per mantenere la giusta distanza nella relazione ed aiuta nel contempo a migliorare la comunicazione.

La dote quindi da invocare per il futuro Presidente oltre all’imparzialità, alla conoscenza della Costituzione, al carisma etc. etc. sarebbe stata piuttosto la simpatia o la compassione, parole che si dovrebbero usare per chi è capace di trasmettere ad altri i propri sentimenti e le proprie emozioni.

P.S. Alla fine della mia ricerca vengo a sapere che circa 2.500 anni fa, il termine empatia è stato usato, forse per la prima volta, per indicare il rapporto emozionale e di partecipazione che, nel Teatro Greco Antico, legava gli spettatori all’attore recitante ed anche con l’immedesimazione che l’attore ricercava con il personaggio che interpretava. Anche la parola empatia ha quindi cambiato, col trascorrere del tempo, il suo significato originale. E con ciò anche la reputazione del nostro politico è salva!
 

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