Fondazione Zoé

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La fobia scolare è un disturbo caratterizzato, oltre dalla difficoltà ad andare a scuola, da ansia e depressione; la fobia causa molto stress al bambino e ai suoi genitori, interferisce con lo sviluppo emotivo e sociale e costituisce un fattore di rischio a lungo termine della futura sanità mentale adulta. Sebbene nel contesto clinico sia spesso usata l’etichetta diagnostica “fobia scolare”, alcuni autori (Kaerney et al., 1996) suggeriscono di utilizzare la più ampia definizione di “rifiuto della scuola” per identificare il rifiuto a frequentare la scuola o le difficoltà a rimanervi per un’intera giornata. Questa definizione include: ragazzi che sono completamente assenti da scuola; ragazzi che al mattino si recano a scuola, ma poi la lasciano nel corso della giornata; coloro che vanno a scuola dopo molti problemi comportamentali mattutini, quali lamentele e disturbi psicosomatici; chi mostra un’insolita dose di stress durante la giornata scolastica e supplica i genitori di rimanere a casa da scuola.  
 
1.1 Classificazione psicodiagnostica

Il disturbo della fobia scolare colpisce approssimativamente dall’1 al 5% dei soggetti in età scolare, ugualmente ripartita tra maschi e femmine. Il disturbo può comparire lungo tutto l’arco degli anni di scuola, anche se si osservano dei picchi di prevalenza in concomitanza di alcune fasce di età e fasi di transizione della vita infantile; può apparire già in età pre-scolare, ma è da distinguere dall’angoscia di separazione evolutiva passeggera che normalmente tanti bambini esperiscono quando vengono inseriti per la prima volta alla scuola materna. Le fasi più delicate sono l’ingresso alla scuola elementare ed il passaggio alla scuola media. 
Nella letteratura esistente in merito allo studio della fobia scolare si possono distinguere differenti ideologie teoriche. Secondo il modello comportamentale di Kennedy (1965) i bambini che presentano comportamenti di rifiuto rispetto all’andare a scuola possono essere distinti in due categorie: i bambini di “tipo I”, tali in quanto mostrano un esordio acuto di comportamento di rifiuto scolare implicante un unico episodio, e di “tipo II”, caratterizzati invece da un esordio graduale e implicante più episodi di rifiuto. Differentemente Bowlby (1975) quando si riferisce al comportamento di rifiuto della scuola, intende un disturbo caratterizzato non solo da rifiuto a frequentare la scuola, ma anche dalla presenza di uno stato di angoscia che si sviluppa se si insiste perché il bambino ci vada. L’autore sostiene che quello che il bambino teme non si riferisce a ciò che può accadere nel contesto scolastico, ma al fatto di lasciare casa. Di conseguenza essendo temuta la situazione “uscire di casa” secondo l’autore la definizione migliore sarebbe  “rifiuto della scuola” rispetto a “fobia scolare”. In questa nuova classificazione rientrano  solo i bambini che rimangono a casa durante le ore scolastiche, i quali presentano spesso svariati sintomi psicosomatici, malessere e veri e propri attacchi di panico. Nella maggioranza dei casi si tratta di bambini beneducati, ansiosi e inibiti, appartenenti a famiglie integre, dove i genitori mostrano preoccupazione notevole per il figlio ed il suo comportamento di rifiuto scolastico e dove almeno un genitore si aggrappa al figlio e gli impedisce di frequentare la scuola.  
 
Gli approcci più recenti si sono focalizzati meno sulla definizione patognomica del disturbo, concentrandosi maggiormente sulla descrizione dei gruppi diagnostici di persone con rifiuto scolare. Per esempio il DSM-IV (APA, 1994) non fornisce una diagnosi normale del disturbo, ma lo riferisce ad altre diagnosi ad esempio il rifiuto scolastico è visto come un sintomo del disturbo dell’ansia di separazione, mentre l’assenza ingiustificata da scuola è uno dei sintomi del disturbo della condotta. Riferendosi al DSM-IV, alcuni autori (King et al., 2001) suggeriscono di far riferimento alle seguenti categorie diagnostiche: 
 
1. Fobia sociale: bambini che temono le valutazioni negative in situazioni sociali con i pari e con gli insegnanti;
2. Fobia specifica: bambini che provano paura specificatamente riferita ad un oggetto o situazione del contesto scolastico;
3. Disturbo d’ansia da separazione: bambini eccessivamente ansiosi in risposta da una separazione dalla figura di attaccamento primaria;
4. Disturbo della condotta o oppositivo – provocatorio: bambini e ragazzi che volontariamente “marinano” la scuola.
 
Tale classificazione diagnostica si riferisce al modello funzionale, il quale concettualizza il comportamento di rifiuto scolare nei termini dei suoi significati funzionali. In aggiunta a queste categorie diagnostiche, ultimamente, si è notato che una proporzione considerevole di casi di rifiuto scolare presenta una severa sintomatologia depressiva, tale per cui questi soggetti potrebbero avere una diagnosi di distimia o di disturbo depressivo maggiore. 

1.2 Comorbilità

Il disturbo della fobia scolare può manifestarsi in comorbilità con i disturbi specifici dell’apprendimento, come dislessia, disortografia, disturbo del calcolo; tale fenomeno è dato dal fatto che i ripetuti insuccessi scolastici potrebbero causare un deficit motivazionale e un disinvestimento dagli apprendimenti e di conseguenza i comportamenti di evitamento della scuola proteggerebbero il bambino dall’ansia da prestazione e dalla svalutazione di sé. Il rifiuto della scuola può anche apparire in comorbilità con il disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività. Inoltre i bambini che rifiutano la scuola possono manifestare secondariamente anche disturbi comportamentali finalizzati ad evitare la situazione scolastica, quali aggressività, atteggiamenti ricattatori, capricci, autolesionismo, per mettersi nella condizione di impossibilità a spostarsi (Vera et al., 1991). 
 
1.3 Manifestazione e cause del disturbo

Il disturbo può manifestarsi attraverso reazioni di ansia intensa associata al momento dell’uscita di casa o all’ingresso a scuola; sintomi somatici, come espressione d’ansia, quali dolori addominali, spesso accompagnati da vomito e nausea, inappetenza, cefalea e dolori degli arti, sonno disturbato da incubi, risvegli notturni o insonnia, come manifestazione dell’angoscia legata all’andare a scuola il giorno dopo. Il fattore che rende tali manifestazioni davvero associabili ad un disturbo di fobia scolare è che tutti i sintomi appena descritti scompaiono al di fuori dei momenti fobici riferiti alla scuola. 
Le cause scatenanti il disturbo possono essere molteplici, come la presenza di una malattia propria o di un familiare, la momentanea separazione da un familiare, la ripresa della frequenza scolastica dopo una fase di interruzione o di vacanza, il cambio di scuola o di livello scolastico, il cambio di residenza, l’incontro con un insegnante particolarmente rigido e vincolante, con cui gli schemi cognitivi interpersonali appresi precedentemente nella relazione con la figura di attaccamento risultano fallimentari. Inoltre il disturbo può essere mantenuto da altri fattori come la riduzione dell’ansia associata con l’evitamento scolastico, il rinforzo positivo derivante dall’evitamento, la bassa aspettativa circa le proprie abilità di coping e la mancata abilità dei genitori nella gestione del comportamento del figlio. Alla base del disturbo però possono essere riconosciute anche cause predisponenti, per esempio la dipendenza del figlio dalla madre e la sua riluttanza a crescere, gli atteggiamenti di intrusività ed iperprotezione da parte della madre, la scarsa differenziazione materna dei propri bisogni da quelli del figlio (si facilita così il rimanere a casa del figlio), le relazioni conflittuali intrafamiliari, l’incoerenza educativa fra i genitori, la scarsa intimità affettiva nei rapporti familiari e la presenza di antecedenti ansiosi (crisi di panico e/o agorafobia) e depressivi nei genitori, in particolare della madre (Martin et al., 1999). Inoltre alcuni studi sui gemelli suggeriscono la possibile presenza di una vulnerabilità biologica (King et al., 1995). 
 
1.4 Fattori cognitivi 
 
Anche i pensieri e le aspettative del bambino circa l’andare a scuola possono fungere da fattori di mantenimento, se non scatenanti, del disturbo di fobia scolare; spesso infatti i bambini mostrano di avere pensieri disfunzionali in merito alla permanenza a scuola vissuta come un evento sgradevole ed insopportabile, alle proprie incapacità, inadeguatezza ad affrontare una situazione scolastica, spesso nuova, vissuta come complessa, alle attività scolastiche vissute come noiose, faticose o con richieste eccessive e alla separazione dalla figura di attaccamento, evento percepito come minaccioso. In tal contesto è bene prestare attenzione ai pensieri disfunzionali dei genitori circa il comportamento del bambino nei confronti della scuola (Nauta et al., 2001). 
 
Per ulteriori informazioni:
 
“La Casetta” Società Cooperativa Sociale a r.l.
Via Vaccari, 117
36100 Vicenza 
Tel e Fax: 0444-569208


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