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Il rapporto tra umani e animali visto dal punto di vista filosofico? Ce ne parla Carmelo Vigna…

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La vita animale è una straordinaria risorsa del nostro pianeta. Almeno tanto quanto la vita vegetale. Impossibile negarlo. Ma oggi fa problema non questa convinzione, che è diventata patrimonio comune, quanto l’atteggiamento di noi umani nei confronti degli animali. Al di là di alcuni casi, pare evidente che la gente oscilli tra gli estremi di un comportamento predatorio e di un comportamento iperprotettivo. Nell’un caso e nell’altro, però, gli animali sono di fatto “usati”, e non sono rispettati come tali. Cioè sono piegati alle esigenze insindacabili degli umani, che sono le più varie e a volte le più irrazionali. Si va dagli allevamenti per cani da combattimento, destinati alle scommesse, all’allevamento dei cani da salotto, ninnolo esibito da qualche signora in società; dalle galline costrette in spazi angusti e rimpinzate di prodotti chimici, ai pesciolini esotici in bella mostra; dalle mucche sequestrate a vita nelle stalle tecnologicamente attrezzate, ai delfini addestrati e coccolati; dai vitelli gonfiati con ormoni, ai serpenti o ai coccodrilli da mostrare all’ospite di turno. Persino le forme di cura più tenere per il gatto di casa o per il barboncino possono nascondere una attenzione fondamentalmente narcisistica, che chiede compensi emotivi altrimenti troppo faticosi o addirittura di fatto impossibili nei rapporti con gli altri esseri umani.

 
Il fatto è che ogni animale, e specialmente ogni animale che vive a contatto diretto con noi (cani, gatti, cavalli, galli e galline, asini e muli, uccelli, elefanti ecc. ecc.) ha più o meno sviluppato un mondo emotivo che non può essere manipolato e violato a piacere. Viceversa. Ogni essere umano che vive a contatto con gli animali, agisce una serie di emozioni che non possono restare “sgovernate”, solo perché rivolte ad animali che non possono difendersene. Da questa relazione reciproca di mondi emotivi io partirei per capire qualcosa intorno alla nostra relazione con gli animali e per dire qualcosa su questa relazione per indirizzarla verso una possibile buona complicità.
 
Intanto, è bene sgomberare il campo dalla pretesa che non vi sia differenza significativa alcuna tra animali ed esseri umani. Non solo c’è una fin troppo evidente differenza fisica di specie (un essere umano non è lo stesso che un gatto, come un gatto non è lo stesso che un cavallo), ma c’è una differenza radicale di qualità spirituale. Un essere umano è un animale, sì, ma un animale che “ha il logos” (dicevano i Greci antichi). Dove “logos” significa ciò che oggi indichiamo con termini come “pensiero”, “parola”, “discorso”, “intelligenza”, “ragione” e simili. Ora il logos non è una sorta di “aggiunta” alla nostra animalità, ma è ciò che a quella animalità (tutta) dà una “forma” speciale. Tutto il nostro corpo è “formato” dal logos: le nostre mani e i nostri piedi, la nostra testa e le nostre braccia, la nostra maniera di emettere dei suoi articolati, il nostro sguardo, la nostra maniera di lavorare la terra e di costruire case, il nostro rapporto con le forme e i colori ecc. ecc. Un essere umano, in altri termini, è tutto logos nella sua maniera di stare e di relazionarsi al mondo. La razionalità o l’intelligenza sono la sua formalità generale. E il logos, rispetto al livello della semplice sensibilità, è di ordine “qualitativo” diverso, esattamente come è di ordine qualitativo diverso la vita animale di un cardellino rispetto alla vita semplicemente vegetale di un albero di pero. Questa comune sapienza, che è presente in tutte le varie culture umane, non  può essere rovesciata con qualche osservazione intorno allo scimpanzé che riesce a manovrare un’asta per impadronirsi di una banana o qualche altra osservazione intorno alla “intelligenza” dei delfini. Ciò che un essere umano ha di proprio come forma e che gli animali non possiedono è poi – sempre per via del logos –  l’elevazione al senso della totalità o dell’universalità. Un cane può benissimo conoscere la strada di casa, ma non possiede il concetto di strada in universale e quindi non fabbricherà mai né una mappa delle strade del mondo né, tanto meno, un Tom Tom  per ausilio di guida dell’auto. E si aggiunga: l’elevazione al senso della totalità consente agli umani d’essere un orizzonte relazionale potenzialmente infinito. Li fa dunque capaci di infinito, cioè capaci di ospitare in sé anche Dio. Niente di simile si può dire degli animali, nonostante certe fantasie degli umani che hanno a volte interpretato la muta consistenza vitale di un animale come fosse un ricettacolo del mistero delle cose divine.

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