Fondazione Zoé
Nell’introduzione a questa serie di articoli, il prof. Giovanni Siri ricorda una serie di fenomeni (droga, bullismo, depressione) che contribuiscono a determinare un clima di disagio giovanile e ad agitare il vissuto dei genitori. Vorrei soffermarmi su un aspetto meno noto e per questo spesso più insidioso, anche perché non facile da individuare da figure non esperte. Mi riferisco all’introversione che, se non analizzata e trattata adeguatamente, può sfociare in disturbi psicologici anche gravi. Che cos’è l’introversione?
 
 
L’introversione è un neologismo coniato da Jung in opposizione ad estroversione, nel suo famoso testo “Tipi psicologici” (1920). Egli ha evidenziato che tali orientamenti sono ereditari e quindi si sviluppano indipendentemente dalle influenze ambientali. Più recentemente, lo psichiatra e scrittore Luigi Anepeta ha precisato che nel nostro mondo le influenze ambientali non sono neutrali, nel senso di consentire ad ogni individuo di svilupparsi secondo le sue linee di tendenza costituzionale. Esse agiscono quasi sempre negativamente sullo sviluppo e sul modo d’essere degli introversi. L’introverso è chiuso, riservato, poco socievole. Mentre l’estroverso è aperto, espansivo, comunicativo e affabile. L’introverso, fin da bambino, viene giudicato negativamente. Gli adulti (genitori e insegnanti) cercano di aiutarlo ad aprirsi, sciogliersi, con strategie più o meno fallimentari. I coetanei lo guardano per lo più con timore e antipatia. Interpretando erroneamente tale carattere, molti lo definiscono come timidezza, pigrizia, supponenza, e ritengono che tali aspetti possano risolversi con sollecitazioni e, a volte, con terapie d’urto che assumono anche risvolti traumatizzanti.

Come Luigi Anepeta mette ben in evidenza in molti suoi scritti (fondamentale: “Timido, docile, ardente“, Franco Angeli, 2005), grandi personalità come Newton, Darwin, Rousseau, Michelangelo, Leopardi, Einstein fanno parte di questa categoria e hanno attraversato percorsi evolutivi molto sofferti sfociati infine in produzioni geniali. Bisogna capire che l’introverso nasce così, e che nella sua essenza l’introversione è caratterizzata da un ricco corredo emozionale associato spesso ad una vivace intelligenza. Nonostante ciò, sentire, intuire, e avere una inclinazione riflessiva superiore alla media sembrerebbero, sulla carta, qualità ottimali per promuovere lo sviluppo della personalità differenziata ed originale. I soggetti che per sorte ricevono questo “dono” manifestano invece, nel nostro mondo, difficoltà più o meno rilevanti di adattamento sociale e, in una percentuale inquietante, disagi psichici di varia natura soprattutto quando gli educatori fraintendono i caratteri e adottano approcci controproducenti. 
Il modello normativo dominante che governa l’educazione e la vita di relazione, fatto su misura degli estroversi, può spesso risultare lesivo dei diritti di una minoranza che spesso veicola ed è testimone del “sogno” di un mondo più umano. Delineando le caratteristiche dell’introversione, Luigi Anepeta è giunto alla conclusione che il disagio dell’introverso è dovuto non tanto alla vulnerabilità costituzionale quanto all’impatto con un mondo sociale che non gli offre adeguate opportunità di sviluppo e lo induce a percepire la propria diversità in termini negativi.
Rifacendomi alla mia esperienza professionale di psicoterapeuta, è sempre più doloroso confrontarmi con ragazzi e giovani dotati di grandi potenzialità, devastati dall’interazione con un mondo che non li comprende né li rispetta e che non di rado li trasforma in bersagli ideali di bulli, di educatori incompetenti. È ugualmente penoso pensare al numero degli introversi che, pur non manifestando un apparente disagio psichico, vivono schiacciati sotto il peso di una diversità percepita negativamente, convinti di essere inadeguati o difettosi.

Dati i danni che molti introversi ricavano dall’interazione con l’ambiente, cosa che è un fatto oggettivo, documentabile e inquietante, concordo con Anepeta nel ritenere che i tempi siano maturi perché questo problema emerga dal cono d’ombra che lo avvolge. E ciò soprattutto in un’ottica di prevenzione del disagio psichico che produca una presa di coscienza capace di tradursi nel vivere consapevolmente l’introversione realizzandola secondo le proprie linee di tendenza e, per quanto riguarda il mondo, in una nuova programmazione sociale a livello pedagogico e culturale. Data l’esistenza di un persistente pregiudizio, la via per giungere a questa “rivoluzione” culturale non è né breve né facile. Proprio per tali ragioni Luigi Anepeta ha anche fondato la LIDI – Lega italiana per i diritti degli introversi, che ha sede in Roma, della quale egli stesso è il presidente). L’Associazione avrà a breve un riferimento regionale anche nel Veneto coordinato dalla sottoscritta. Il suo scopo primario è quello di avviare un’opera di prevenzione dei disturbi psichici che gli introversi possono manifestare in conseguenza dell’interazione con un ambiente familiare, scolastico, culturale e sociale mediamente sfavorevole. Uno scopo secondario è quello di fornire agli adolescenti e adulti introversi strumenti che consentano loro anzitutto di riconoscersi come tali e quindi di comprendere i valori e i limiti intrinseci al loro modo di essere, in maniera tale da porli in condizione di apprezzare e sviluppare i primi, senza affannarsi a mascherare e reprimere i secondi.

Dott.ssa Paola Pupulin
Psicologa, psicoterapeuta
Supervisore EMDR
Largo Neri Pozza, 2
36100 VICENZA

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