Fondazione Zoé

Sul piano sociale, politico, economico e culturale la salute è ormai un tema prioritario…

La sua centralità dipende dal fatto che si impone come preoccupazione personale e al tempo stesso come tema sociopolitico. Molto dipende ovviamente dalla spinta demografica all’invecchiamento, ma questa non basta a spiegare l’importanza assunta dalla questione salute. Sul piano personale la salute ha dilatato in modo fino a pochi decenni fa impensabile il suo significato da mera efficienza e assenza di “guasti” all’attesa del benessere e della felicità. Per giunta in un contesto in cui questa aspettativa viene sentita come un diritto per ciascuno e non più come una fortuna donata da un cielo benevolo nei miei confronti. Sul piano sociale l’assistenza sanitaria è diventata, assieme al lavoro, il perno del nuovo contratto sociale, il che esige che lo Stato sia in grado di erogare ai cittadini una assistenza capace di soddisfare l’ansia di benessere e l’attesa di attenzione individualizzata a cui le persone si sono abituate come consumatori. Tutto questo nel momento in cui la crisi del debito sovrano e, per noi europei, le contraddizioni di una unione monetaria a tasso fisso ma senza una reale alleanza politica e le dimensioni epiche che va assumendo la migrazione dei poveri verso l’Europa,  hanno reso impossibile ai governi erogare anche solo soddisfacentemente financo quella assistenza “riparativa”  peraltro ormai culturalmente inadeguata. Sul piano economico poi la salute contende alla sicurezza e all’energia il primato di business e di investimenti per la ricerca che peraltro rimane appannaggio di realtà imprenditoriali private creando ulteriori tensioni (vedasi il recente caso del nuovo farmaco capace di curare l’epatite c). Non appare quindi insensato affermare che la salute come tema psicologico, sociale, politico, economico e più profondamente culturale occupa il centro della scena.

Quale scenario si va profilando per far quadrare in qualche modo le asimmetrie presenti in questo campo? 
 
1) Un primo grande trend di scenario sembra indicare l’irreversibilità di un décalage dell’assistenza pubblica a favore di servizi privati e di auto-accudimento. I servizi sanitari nazionali (SSN) tenderanno a razionalizzare i servizi concentrando le risorse ad alta specializzazione bisognose di tecnologia avanzata in pochi grandi centri collegati a portali periferici sparsi sul territorio che si gioveranno anche della riorganizzazione dei “medici della mutua” in aggregati di quartiere funzionanti in modo continuativo. In alcuni paesi ( la Svizzera, per rimanere intorno a noi ) lo Stato riduce il prelievo fiscale finalizzato alla assistenza sanitaria pubblica sostituendola con un contratto con le assicurazioni, da integrare da parte dei singoli. E’ sicuramente una strada che troverà imitatori. D’altro canto i singoli individui aumenteranno la loro capacità di autodiagnosi e di accudimento preventivo personalizzato di sé stessi, e ciò grazie agli sviluppi della “salute digitale”. Già oggi esistono centinaia di app dedicate alla gestione della propria salute mentre sono in avvio sistemi di tele-rilevazione che consentano la sorveglianza e la diagnosi a distanza da parte di centri medici specializzati in questo tipo di monitoraggio e depositari dei database relativi al paziente, in rete con medici di famiglia, ospedali, farmacie.

2) Un secondo trend viene individuato nella intensificazione della educazione precoce alla salute attraverso cui abbattere radicalmente i casi di patologie sociali educando a cambiare gli stili di vita: il fumo, l’obesità, l’alimentazione, la fitness, l’attenzione sessuale e così via sono aree di rieducazione ispirate da questo trend centrato sulla prevenzione. Non è illogico pensare cha la salute diverrà una materia scolastica integrata nei programmi. Naturalmente questo richiesta di autocontrollo da parte delle persone dovrebbe vedere un analogo sforzo da parte degli Stati soprattutto per i temi “caldi” dell’inquinamento, della sostenibilità, dell’ecologia, del biologico e così via. Su questo punto temo che i diversi interessi dei paesi “ricchi” , “emergenti”, “poveri” renderanno difficili vedere risultati a breve.
 
3) Un terzo trend focalizza l’attenzione sul potenziale rapido sviluppo della automazione e della robotica applicata, che potrebbe avere ricadute sul settore in duplice senso. Per un verso infatti la robotica applicata i processi produttivi abbasserebbe i costi di produzione dei farmaci, mentre per altro verso la disponibilità di robot antropomorfi potrebbe sostituire parte del personale che accudisce malati o anziani o handicappati. Qualcuno pensa che il drammatico problema della “badanza” agli anziani si risolverà così, non riuscendo si a immaginare che i figli abbiano modo o voglia di occuparsi di loro….
4) Infine un orizzonte di grandi aspettative sta nei progressi della ricerca medica a livello di base, ovvero bio-chimico. L’attenzione va qui alle nanotecnologie e alla genetica nella speranza che nell’incrociarsi delle due si rendano possibili modalità di cura non invasive, radicalmente preventive, o forse di riprogrammazione di sequenze genetiche “sbagliate”. Anche nell’area degli strumenti diagnostici e dei database integrati capaci di contenere una conoscenza esaustiva e continuamente monitorata dei pazienti si ripone speranza: una diagnosi precoce è ovviamente decisiva e anche semplificatrice dell’impegno terapeutico.

Andrebbe anche citato un trend decisamente debole e controcorrente che richiama l’attenzione sul fatto che questi certamente auspicabili progressi tecnici moltiplicherebbero la loro efficienza se parallelamente avvenisse una mutazione della cultura medica dominante che questi progressi tecnologici rischiano di irrobustire. Vale a dire che occorrerebbe anche rivedere il concetto di persona portatrice di sofferenza da sostituire a quella di malato, e quello di malattia come fenomeno meramente funzionale da sostituire con quello di crisi esistenziale. Ma questi aspetti non sembrano interessare molti.

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