Fondazione Zoé
 
Da alcuni anni l’informazione sanitaria gode di un’esposizione mediatica straordinaria. La medicina ha avuto grande successo sui mass media e la salute è diventata un argomento di interesse, soprattutto nella declinazione del concetto che coinvolge il benessere non solo fisico, ma anche psichico e sociale.

Non appena si scopre di avere a che fare con un disturbo proprio o di un familiare la necessità d’informazioni è immediata: che cos’è? Dove curarsi al meglio? Quali sono le terapie da affrontare? Si può guarire?

Uno dei modi più veloci per cercare le risposte è navigare sul web e consultare i diversi social network. Secondo una ricerca del Censis del 2014 circa il 40% degli italiani usa internet per cercare indicazioni sulla salute, ma la maggior parte (il 54%) trova difficile valutare l’affidabilità delle informazioni trovate. Il problema, infatti, sta principalmente qui: trovare in rete siti attendibili e aggiornati.
Per questo motivo il Centro Studi Comunicazione sul Farmaco dell’Università degli Studi di Milano si è impegnato per redigere raccomandazioni per chi scrive di salute e consigli per orientare il pubblico nella selezione dell’informazione secondo la nuova visione del paziente informato. Gestire in modo autonomo la propria salute richiede una “alfabetizzazione sanitaria”, intesa come capacità di comprendere, decidere ed esercitare un ruolo attivo di fronte al binomio salute/malattia.

Molte ricerche internazionali si stanno focalizzando sull’importanza dei social (Facebook, Linkedin, Twitter, Youtube) non come alternativa alle informazioni, ma come uno strumento in più per permettere ai pazienti di condividere e raccontare le loro storie. Molti di questi lavori sono descrittivi, sarebbe interessante la valutazione della effettiva efficacia di questi nuovi strumenti. L’attualità, infatti, porta l’attenzione a uno studio americano pubblicato su PNAS dove sono stati modificati i post di 689 mila utenti di Facebook scoprendo che, anche sul web, le emozioni cui è esposto l’utente ne possono influenzare l’atteggiamento. Secondo lo studio, l’emotività trasmessa dai social condiziona l’umore di coloro che sono esposti ad essa. Questa conclusione, insieme alla constatazione che Facebook sarebbe in grado di alterare volontariamente il loro stato d’animo, ha però suscitato la reazione indignata di molti utenti.

La finalità di questa ricerca vuole esprimere da un lato una forte preoccupazione, ma anche il desiderio di condividere con esperti interessati il lavoro creando delle community sui principali social che permettano di costruire criticamente un passaggio essenziale per il mondo sanitario.
La salute in rete è un tema con forti implicazioni etiche che richiede costantemente la verifica della notizia in particolare quando il lettore è il malato, esposto ai rischi costanti di un’informazione non corretta anche di fronte a temi delicati imposti dalla cronaca.

Nella cultura della promozione della salute le tecnologie digitali e mobili consentono di monitorare alcuni parametri vitali che vengono costantemente registrati. In questo evolversi rapido che porta a favorire la prevenzione, la formazione di esperti diventa indispensabile per trasmettere un’informazione di qualità senza perdere i requisiti fondamentali del web secondo le logiche più moderne dell’open source.
  

 
Articolo della dottoressa Flavia Bruno, direttore del CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.
 

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