Fondazione Zoé
Il rapporto medico-paziente è ormai diventato un argomento di grande interesse per la società anche per il suo continuo evolversi nel tempo. Il British Medical Journal lo affronta in questi giorni attraverso una nuova prospettiva grazie a un articolo della dottoressa McCartney, saggista e medico di base del servizio sanitario britannico, che sottolinea quanto nella professione medica esistano ancora atteggiamenti di paternalismo rispetto invece ad una relazione collaborativa con il malato.
 
Oggi chi si presenta per una visita è più informato e consapevole e ha necessità di più spazio durante il colloquio clinico per cercare di conoscere non solo la sua patologia, ma anche le aspettative nella terapia, le paure e l’ansia che possono accompagnare questo percorso. Spesso però le imposizioni del governo si soffermano non sufficientemente su questa relazione, giudicando lo specialista in base al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Sistema Sanitario. La dottoressa McCartney racconta la sua esperienza spiegando che a volte le capita di essere valutata se riesce a convincere un obeso a ridurre il peso (contro la sua volontà) o se riesce a convincere un paziente a entrare in uno screening antitumorale. Purtroppo ogni giorno il medico si districa in una serie di problemi e non sempre ha tempo per discutere in modo organico vantaggi e svantaggi di alcune decisioni terapeutiche, della prevenzione, delle implicazioni economiche e delle scelte. Spesso i servizi sul territorio sono inadeguati e ancor più carenti i servizi domiciliari, gli ospedali vengono riorganizzati e non hanno abbastanza posti letto; inoltre l’assistenza agli anziani non gode di risorse adeguate. Una visione estrema della situazione, che non tiene conto del disagio degli operatori sanitari e degli assistiti.
Negli anni sono stati fatti diversi tentativi per rimediare alle carenze nelle prestazioni, nei servizi e nelle terapie per cercare di garantire uniformità di cure e a tutti i cittadini. 

La situazione attuale si mostra però ancora frammentaria ma non solo a causa di problemi strutturali: la crisi economica, l’invecchiamento della popolazione, la maggior incidenza di patologie croniche, l’aumento delle tecnologie di diagnosi e cura, stanno influenzando drasticamente sia la spesa sanitaria pubblica che quella farmaceutica.
In questo scenario uno dei rischi maggiori è che il rapporto medico-paziente si venga ad alterare anche a causa del poco tempo stabilito dal Sistema Sanitario per i colloqui terapeutici, in realtà essenziali e indispensabili per favorire il processo di guarigione grazie a un’alleanza terapeutica dei due attori della relazione.
 
 
 
Fonte: McCartney M.: “Margaret McCartney: Patients and professionals: all in this together?”, BMJ 2015
 
 
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.
 

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