Fondazione Zoé

Tagli in sanità e ospedali che chiudono: che ne è della salute del cittadino?

Questo agosto lo sto passando nella campagna dove sono in buona parte cresciuto da piccolo, sulle colline a ridosso di una bella cittadina dell’alto Monferrato. Mi accade di cadere e danneggiarmi e di ritenere opportuno farmi visitare da un medico. Essendo fuori del mio comune di residenza non ho ovviamente un medico di base cui riferirmi: chiedo quindi in Farmacia come fare: mi vengono indicati due centri medici, che però ricevono solo su appuntamento, mentre nessun medico è disponibile per visite private, a pagamento, si intende. Quindi mi reco al pronto soccorso dell’ospedale, che trovo praticamente deserto (sono le sei di sera).

Vengo esaurientemente accudito ed esaminato, sia pure con i medici e il personale che mantiene una aria un po’ malinconica e rassegnato, tanto che mi viene curiosità di chiedere se le cose vanno bene, e a cosa si deve questa aria un po’ mesta che aleggia intorno, visto che l’ospedale tra l’altro è stato ristrutturato ed ampliato di recente. Emerge da più intervistati (passo infatti da un reparto all’altro, la cosa non pare così semplice come credevo, e mi fanno anche l’antitetanica) che l’ospedale è a rischio di dismissione, perché non garantisce i volumi necessari per giustificare economicamente la propria esistenza. I due ospedali più vicini sono a quaranta minuti di auto: stante la difficoltà di trovare sostituti anche privatamente mi sarebbe toccato, guidare fin là, ma come avrei fatto essendo caduto e seriamente contuso e forse peggio?

Un vero problema ricorrente: bisogna centralizzare per razionalizzare: ma sarà bene lasciare anche qualche presidio accessibile, o no? E comunque: risparmiamo prima su altre cose, visto quanto quotidianamente emerge dalle inchieste giornalistiche e delle preture…

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