Fondazione Zoé

Il tempo della famiglia è il tempo dell’ospitalità ed è il tempo dell’amicizia.



Il tempo della famiglia è il tempo dell’ospitalità. Un uomo e una donna stanno come un grembo, cioè sempre per un terzo. Il terzo naturale è il figlio o i figli. Ma il terzo è anche ogni essere umano che chiede adozione anche solo simbolica. L’ospitalità è la forma universale di adozione di un essere umano da parte di un altro essere umano. E poiché l’umano è, nella sua pienezza, un uomo e una donna che mettono su casa per vivere insieme, cioè una famiglia, il primo luogo d’ospitalità è proprio la famiglia. Ospitare vuol dire riconoscere nell’altro la sua umanità essenziale. Ma la famiglia è nata esattamente da questo: un uomo e una donna si sono vicendevolmente riconosciuti nella loro comune umanità e nella loro differenza di genere. Si sono reciprocamente ospitati. Sono una volta per sempre segnati da questo. Sono ospiti l’uno per l’altro per sempre. Ospitano sempre. La legge dell’ospitalità è per questo una legge universale. I costumi di tutti i popoli ne fanno fede.
Il tempo della famiglia è anche il tempo dell’amicizia. La trama delle relazioni comincia dalla famiglia, ma non può mai finire nella famiglia. Già la famiglia si “allarga” naturalmente. Ma poi vengono le “amicizie”. Dei genitori e dei figli. Senza amicizia una famiglia rischia il soffocamento autistico. Un essere umano è sempre anche un limite per un altro essere umano. Il partner più affettuoso e il figlio più amato sono una individuazione della comune umanità, che di suo è ricca di persone. L’apertura alla vita comunitaria è perciò anch’essa una forma di vita necessaria. La famiglia non può sottrarvisi senza morire di inedia. L’endogamia gelosa uccide. L’amicizia diffusa fa vivere.

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