Fondazione Zoé

 

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’attività fisica comprende tutti i movimenti del corpo che comportano un dispendio energetico utile a mantenersi in buona salute. Al contrario la sedentarietà e un’alimentazione non corretta diventano un fattore di rischio che può causare numerosi decessi a livello mondiale.
Un testo pubblicato recentemente dall’Academy of Medical Royal Colleges intitolato “Exercise: The miracle cure and the role of the doctor in promoting it”, ricorda quanto sia importante il supporto dei medici per aiutare il paziente a superare le resistenze iniziali per modificare uno stile di vita poco sano; è difficile cambiare le abitudini ormai consolidate, ma dieta e movimento sono troppo importanti per essere trascurati nell’arco della giornata.
Infatti, pochi raggiungono il livello minimo raccomandato di 30 minuti di moderato esercizio fisico per cinque volte a settimana e purtroppo la pigrizia spesso prende il sopravvento.
Prendendo spunto dal report inglese, un articolo pubblicato sul British Medical Journal sottolinea quanto praticare sport sia efficace come prendere una medicina, perché può ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiache, ictus, demenza, diabete e alcuni tipi di cancro.
Cambiare mentalità e seguire le indicazioni del medico rappresentano un’importante innovazione semplice economica e senza effetti collaterali: ciononostante, sono ancora pochi gli specialisti che prescrivono consigli sull’attività fisica anche se consapevoli della sua efficacia. Un esempio è lo studio condotto negli Stati Uniti che dimostra come la percentuale di medici che raccomanda uno stile di vita attivo ai pazienti sia scesa dal 14% del 1995 all’11% del 2007, nonostante le indicazioni delle istituzioni sanitarie.
Prescrivere esercizi mirati, rappresenta un anello mancante nel colloquio terapeutico: è necessario puntare sul cambiamento del professionista per sensibilizzare il paziente su pratiche che probabilmente considera secondarie e senza risultati efficaci. Attuare delle modifiche è sempre un passaggio che richiede tempo e fermezza sia da parte della classe medica che del paziente. Sono modifiche che non hanno un effetto immediato, per cui più difficili da capire, ma sono la base per migliorare la salute e ridurre il peso sociale della malattia.
Per approfondimenti: Domhnall MacAuley, Adrian Bauman, Pierre Frémont: “Exercise: not a miracle cure, just good medicine”, BMJ, 2015
Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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