Fondazione Zoé

 

Secondo Monitor (2013), rivista dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari, il problema degli accessi non urgenti al pronto soccorso è ampiamente diffuso sia nel contesto internazionale sia in quello italiano. La proporzione dei pazienti che si identifica in codice bianco varia tra il 9% e il 54,1% negli USA, tra il 25,5 % e il 60% in Canada e tra il 19,6% e il 40,9% in Europa.
Tale variabilità è presente anche in Italia, come da un’analisi descrittiva condotta nel 2010 dalla Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza (SIMEU).
I pazienti ‘non urgenti’ difficilmente si presentano alle successive visite di controllo prescritte. Pertanto è importante che dopo le dimissioni siano ben consapevoli delle eventuali terapie da seguire a casa per gestire al meglio la propria salute.
Dall’Università del Massachusetts ci arriva un’attenta analisi della letteratura su queste problematiche descritte in 618 ricerche. Dopo un approfondito lavoro di selezione, ne vengono prese in esame 21, meglio focalizzate su due punti fondamentali, quali i metodi utilizzati dal personale dedicato ai servizi di emergenza e la comprensione da parte del paziente.
Le strategie di comunicazione, redatte in lingue diverse, variavano da una spiegazione orale, oppure scritta (spesso una semplice stampa da computer, depliant specifici o fumetti), alle combinazioni “orale” “scritto”, oppure utilizzando video e applicazioni specifiche per smartphone, materiale che veniva consegnato al paziente. Alla dimissione era proposta un’intervista e/o un questionario a quiz.
L’analisi mette in luce due aspetti fondamentali: le istruzioni fornite attraverso immagini statiche e dinamiche aiutano la comprensione da parte degli utenti rispetto alla comunicazione orale tradizionale, inoltre si riscontra che l’alfabetizzazione sanitaria non corrisponde al grado di istruzione del paziente.
Gli autori ritengono che la comunicazione ai ricoverati in codice bianco rappresenti un’area di studio ancora in embrione che merita più attenzione da parte dei team ospedalieri, attraverso la revisione e la semplificazione dei materiali a stampa e l’incremento invece di forme alternative più immediate. Sensibilizzare e educare il cittadino a una maggior comprensione dell’informazione sulla salute sono una forma di prevenzione per aiutarlo a una miglior gestione del suo benessere psico-fisico e sociale.
 

Per approfondimenti: Traci L. Alberti, Angela Nannini: “Patient comprehension of discharge instructions from the emergency department: A literature review”, Journal of the American Association of Nurse Practitioners, 2013

Articolo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Zoé e il CCF – Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università di Milano, per approfondire la letteratura in materia di Comunicazione della Salute. Vedi pagina Collaborazioni.

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