Fondazione Zoé

Essere mamme oggi significa avere molte fonti di informazione grazie a internet. Quali gli effetti?

L’editoriale Sfera (gruppo Rizzoli), specializzato in riviste online dedicate alle mamme, con la collaborazione del Politecnico di Milano ha messo a disposizione (per adesso ancora solo per gli addetti ai lavori) il suo “Osservatorio Mamme” 2015.
Si tratta di una rilevazione ampia su 15.000 mamme (dalla gestazione allo svezzamento alla prima infanzia) che quest’anno, anche in omaggio all’EXPO, contiene un focus particolare sulla alimentazione. In anteprima esponiamo e commentiamo qui alcuni dati che si prestano a stimolare qualche riflessione.

Un primo dato che colpisce è l’elevato grado di informatizzazione di queste mamme: il 97,5% possiede una connessione internet a casa, ma soprattutto (nell’arco di un biennio dall’ultima rilevazione) è cresciuto del 287% il traffico da cellulare, del 183% la connessione WiFi, e dell’84% l’uso di banda larga. La fruizione di Internet cresce poco sotto il 20% soprattutto da tablet, che si rivela il nuovo strumento preferito. Il tablet viene utilizzato per momenti di svago e per guardare video, magari con i figli, mentre lo smartphone è più legato a momenti di socialità (social network e chatting ).I media internet sono utilizzati dalle mamme molto anche per gli acquisti (sia nella forma di esplorazione via internet per poi acquistare in negozio, sia nell’inversa forma di vedere cose nei punti vendita per poi acquistare in Internet. In buona sostanza l’influenza di internet e dei social network come fonte di informazione, documentazione, acquisto. E’ quindi del tutto logico che anche per i figli, l’alimentazione loro e propria come gestante e neomamma sia fortemente influenzata dai messaggi  e opinioni e documenti che circolano in Internet. Questo preoccupa molto medici e nutrizionisti, come dimostra anche la questione della resistenza crescente alla vaccinazione manifestata proprio dalle mamme. Quest’overdose di informazioni e opinioni disordinate e confusive favorisce infine comportamenti che seguono i propri desideri e pregiudizi iniziali. Come a dire che dal momento che in Internet si trova tutto e il contrario di tutto allora tanto vale che segua il mio istinto (anche se spesso è solo un pregiudizio o una cattiva abitudine o la proiezione di un desiderio o di una ansia).

Nel caso della cultura alimentare rivelata dall’indagine di Sfera sulle mamme ritroviamo infatti una ricchezza di contraddizioni risolte infine con il “fidarsi del proprio giudizio” e confortato dall’idea che le regole sono generali ma ognuno di noi è un caso singolo o addirittura singolare. Così per es. ben l’83% delle mamme ritiene importante la cura dell’alimentazione per la propria salute, ma solo il 19% (di donne in gravidanza o neomamme) seguono un regime alimentare particolare, mentre l’81% non rinuncia all’idea che mangiare significa soprattutto piacere e che seguendo il proprio buon senso si ottiene di mangiare in modo “abbastanza sano” (67%). Allo stesso modo il momento del pasto è ritenuto dal 60% un momento piacevole caratterizzato dalla possibilità d conversare con i commensali (83%) ma allo stesso tempo il 42,2% ha la televisione accesa e il 23,6% naviga su internet. E dove stanno i punti di riferimento considerati validi ai fini dell’educazione alimentare? Nei genitori e nella famiglia (più del 50%), ma per il 37% degli intervistati i siti per mamme sono un buon punto di riferimento. Mentre poi la maggioranza delle mamme (oltre 60%) ritiene di avere un’alimentazione abbastanza corretta e sana, il 40% ammette di avere inadeguate conoscenze alimentari/nutrizionali.
 

In buona sostanza quindi questo osservatorio, anche in una lunga serie di altri dati qui non riportati, mostra come la over-informazione finisca per giustificare contraddizioni che in definitiva lasciano spazio, come dicevamo, al seguire le proprie abitudini o pregiudizi o desideri. La cosa interessante è che questo sta accadendo in ogni campo: dall’alimentazione alla politica all’economia, alla salute. La società della legittimazione dei propri desideri, vale a dire la società consumista, ha trovato nell’apparente consapevolezza informata un altro alibi.
 

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