Fondazione Zoé

La relazione primaria madre-bambino nei primi mesi di vita è un dialogo prevalentemente corporeo fatto di gesti, di ritmi, di vicinanza, di sguardi, forme, suoni e di diverse tensioni e morbidezze del corpo.

Una danza interattiva in cui ognuno si adatta all’altro e lo stimola. Il piccolo apprende dall’esperienza sensoriale ed emotiva di questi scambi e soprattutto impara con l’aiuto della madre a regolare e regolarsi, gettando così la base della fiducia in sé, nelle proprie iniziative e della capacità di stabilire relazioni affettive positive. La madre a sua volta impara a essere madre, a conoscere il bambino, a coglierne prevedibilità e preferenze, a leggere reazioni e intenzioni, a calmarlo o attivarlo a seconda dei bisogni che percepisce, creando una comunicazione empatica.

In questo campo dinamico, complesso e intersoggettivo, si struttura il Sè (Bowlby, 1969) con le sue sicurezze e le sue fragilità, e prende avvio lo sviluppo sociale, emotivo, cognitivo, sensomotorio del nuovo nato. Sappiamo infatti che il corpo e il movimento giocano un ruolo importante nello strutturare i cambiamenti psicosociali e nel rifletterli.

L’interazione madre-bambino non è una magica corrispondenza, ma un gioco sottile di scambi corporei in cui ognuno usa proprie competenze; non sempre è facile comprendere e sintonizzarsi sui bisogni ma l’ascolto e la consapevolezza del linguaggio corporeo possono aiutare a osservare e rendere più efficace la relazione.
Tale comunicazione  inizia molto precocemente e  si avvale di competenze percettive e cognitive del neonato straordinarie, un tempo impensate: è capace infatti di distinguere le espressioni facciali, di imitarle, di riconoscere novità, uguaglianze, ripetizioni, imprevedibilità, di costruire aspettative,  con cui inizia a differenziare sé dal mondo (Stern, 1975; Beebe e Lachmann, 2003).

In particolare, per una  disponibilità innata ai rapporti sociali, è sensibile alle sfumature degli scambi umani, agli sguardi, ai toni di voce, e utilizza il corpo e il movimento per fare una serie complessa di operazioni relazionali: cerca l’altro o si sottrae quando questi non risponde alle proprie intenzioni (Tronick, 1989), distoglie lo sguardo, lo riaggancia secondo un proprio tempo, sorride o piange, gira la testa, il busto, si inarca.

Ma quali sono gli elementi base di questo dialogo preverbale che permette di condividere e di regolare lo scambio che avviene nella diade?

Secondo la neuropsichiatra infantile statunitense J. Kestenberg, che ha indagato in un’ottica psico-motoria lo sviluppo infantile come articolarsi di fasi e organizzazioni della nascente relazione mente-corpo, sono le variazioni del flusso di tensione e della forma del corpo che permettono la sintonizzazione (attunement) e l’adattamento (adjustment): questi elementi costituiscono la base dell’empatia e della fiducia.

Nel Center for Parents and Children di New York la ricercatrice e il suo gruppo studiavano il movimento dei bambini dalla nascita ai quattro anni, anche in relazione a quello dei genitori, a volte seguendoli per molti anni. I ricercatori raccoglievano le osservazioni partecipando direttamente alle attività dei bambini, stando al loro livello, gattonando, saltando, cercando di entrare in contatto con le loro qualità motorie sentendole nel proprio corpo. Lo scopo del Centro era la prevenzione e il miglioramento della relazione attraverso l’uso di metodi non verbali come la sintonizzazione, gli schemi di reciproco sostegno, la respirazione, e attraverso le arti creative e il gioco. Aiutavano i genitori anche a uscire dall’isolamento dell’allevare, caratteristica problematica della maternità nel mondo occidentale di questi ultimi decenni. Le osservazioni e gli studi della Kestenberg sul movimento sono contributi preziosi per la comprensione dello sviluppo infantile, per il lavoro con i bambini e con le coppie madri-bambini e per la pratica della Danzamovimento Terapia.

La prossima settimana approfondiremo il flusso di tensione e il flusso di forma, distinti sistemi di autoregolazione per gli esseri umani, presenti già alla nascita, che permettono di creare legami.

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